
Frane, valanghe, alluvioni, esondazioni. A causa della morfologia del territorio e della sua geologia, il Ticino è fortemente esposto a questo tipo di pericoli naturali. Si tratta di un tema sempre d’attualità per gli addetti ai lavori, tornato sotto i riflettori della cronaca dopo l’ondata di maltempo che nelle scorse ore ha investito la Svizzera. Come noto il bilancio più tragico arriva dal Vallese dove una bimba di 6 anni e un uomo di 37 sono stati travolti dentro la loro auto dalla feroce piena del torrente Losentse.
Le immagini dello straripamento sono impressionanti e, secondo un esperto sentito da RTS, devono invitare a ripensare le strategie. Un monito che vale anche per il Ticino, dove nel settore si investono ben 46 milioni all’anno, tra studi, monitoraggi e opere di contenimento. I colleghi di TeleTicino ne hanno parlato con il presidente della Commissione pericoli naturali Roland David.
"È un monito che vale per qualsiasi regione di montagna quindi anche per noi. Bisogna comunque dire che una nuova strategia è stata appena adottata dalla Confederazione e in questi anni sarà implementata dai Cantoni. Abbiamo inserito il concetto della gestione integrale dei rischi, l’importanza per gli enti locali di essere organizzati con dei presidi e adesso stiamo lavorando anche coi Comuni per essere sempre più efficienti".
"D’altro lato - continua David - la gestione dei pericoli è influenzata da meteo e tecnologia". Un lavoro quindi sempre in divenire, oggigiorno confrontato con le sfide del riscaldamento globale. "Di sicuro fenomeni come lo straripamento dei corsi d’acqua ma anche frane superficiali che si innescano in modo veloce potrebbero accentuarsi maggiormente. Abbiamo l’esempio della colata che si è verificata prima dell’ospizio del Lucomagno. C’è stata un’erosione in un alveo che sinora non era conosciuta. Tuttavia - conclude David - la situazione globale in Ticino è soddisfacente. L'obiettivo resta però quello di arrivare alla gestione ottimale di tutto il territorio".
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