
È notizia di oggi: la Banca nazionale svizzera (Bns) ha chiuso i primi tre trimestri dell'anno con una perdita di 142,4 miliardi di franchi, dovuti in particolare alle posizioni detenute in valuta estera. Una notizia che, sebbene per certi versi non sorprenda, rappresenta un problema per il Ticino, con una fetta consistente dei soldi della Bns che potrebbe venire a mancare. Quali saranno le conseguenze per il nostro cantone? Ticinonews lo ha chiesto a Christian Vitta, direttore del Dipartimento finanze ed economia.
“La notizia odierna è problematica per tutti i cantoni e per la Confederazione, non solo per il Ticino", ha detto Vitta. Se venisse confermato questo risultato negativo potrebbero venire a mancare delle risorse importanti ai Cantoni e alla Confederazione che, ricordo, ha diritto a una fetta di distribuzione degli utili della Bns”.
Per il Ticino si parla però di quasi 140 milioni di franchi che, se confermati, potrebbero portare il deficit l’anno prossimo da 80 a 200 milioni…
“Queste sono cifre elevate. Come detto, ogni cantone ha un importo proporzionale anche alla sua dimensione. Ricordo che la Bns distribuisce al massimo 4 miliardi ai cantoni, che per noi corrispondono a 160 milioni di franchi. Noi abbiamo messo a preventivo una cifra inferiore, ovvero 137. Chiaramente nello scenario peggiore, ovvero qualora la cifra dovesse essere zero, per il 2023 queste risorse verrebbero meno. Vorrei però dire che gli introiti della Bns sono sempre altalenanti. Se guardiamo agli ultimi tre anni le sorprese sono sempre state di segno positivo. Nel 2020, ad esempio, avevamo preventivato 28 milioni e ne abbiamo incassati 110 in seguito alla nuova convenzione che era stata sottoscritta; nel 2021 ne avevamo preventivati 84 e incassati 164 a seguito di un ottimo risultato della Bns. L’anno prossimo potrebbe esserci invece uno scenario inverso”.
In uscita da una pandemia e con una guerra in corso non è stato forse un po’ avventato mettere a preventivo questi 137 milioni della Bns?
L’anno 2022 era a sua volta un anno post pandemico. Diventa un po’ tutto relativo. Ricordo che il primo trimestre la banca aveva chiuso con una perdita che però, tenendo conto delle riserve, avrebbe permesso all’istituto stesso di distribuire ancora 164 milioni. Nella fase di elaborazione del preventivo i 137 milioni inseriti risultavano essere addirittura prudenti. È chiaro che stiamo vivendo una fase storica di repentini cambiamenti. Quello che sta succedendo in questi mesi a seguito di vari fattori, dalla guerra in Ucraina alla crisi sul mercato energetico a un certo rallentamento economico, sta mettendo sotto forte pressione anche la banca”.
Come si raggiungerà il pareggio dei conti nel 2025?
“Dobbiamo anzitutto contestualizzare la notizia di oggi. Qui stiamo parlando della distribuzione legata a un anno, il 2023. Il programma di riequilibrio dei conti ha un orizzonte di più anni, parliamo del 2025. Sarà importante anzitutto verificare cosa è previsto che la banca distribuirà nei prossimi anni per poi calibrare la manovra di rientro in funzione anche degli introiti derivanti dalla Bns. In questo senso, noi nel piano finanziario abbiamo considerato quattro quote; se questi importi saranno confermati sapremo che dovremo fare ancora un rientro attorno ai 100 milioni di franchi. Se invece questi importi dovessero calare, dovremo calibrare la manovra di rientro in funzione di questa variabile, ma bisognerà considerare anche l’andamento economico, che potrà generare più o meno gettito fiscale a dipendenza di come l’economia evolverà nei prossimi anni”.

