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Ticino
Perché protestano i frontalieri?
Redazione
14 anni fa
La protesta coinvolge anche noi. Ocst e Unia spiegano come il blocco del fondo abbia già provocato i primi casi di dumping

Protesteremmo anche noi, se ci trovassimo nella loro, brutta, situazione. Se fino ad agosto, infatti, al momento di perdere il lavoro avevano diritto al 50% del salario percepito in Svizzera, ora si devono accontentare delle indennità ordinarie pagate dallo Stato italiano, che spaziano tra i 700 e i 900 euro mensili. Eppure i lavoratori frontalieri hanno sempre versato le loro quote al fondo speciale che avrebbe dovuto garantire loro le rendite di disoccupazione, tanto che a inizio anno il fondo era iscritto a bilancio con la somma di 305 milioni di euro. 305 milioni di euro spariti nel nulla, o meglio sequestrati dal Governo italiano. “Per versare l'indennità ordinaria ai frontalieri disoccupati vengono utilizzati i contributi versati dai lavoratori italiani” spiega Giancarlo Bosisio, responsabile frontalieri per l’OCST. “mentre i contributi versati dai frontalieri, che appunto compongono il famoso fondo, restano nelle casse dello Stato.” "È un furto ai frontalieri" gli fa eco Sergio Aureli, responsabile frontalieri di UNIA, "perché quel fondo è alimentato unicamente da una trattenuta sulle loro buste paga e deve servire unicamente a versare loro le indennità di disoccupazione. Sono soldi dei frontalieri."A questo punto si è arrivati a causa di un’interpretazione errata, da parte italiana, dei nuovi regolamenti europei. “Ma i nuovi regolamenti in sé non cambiano nulla, non possono essere usati come scusa per cancellare una legge" afferma ancora Bosisio. "Sono meravigliato che l’INPS, cioè l’ente che deve applicare le leggi dello Stato, abbia ribaltato sul Governo la giusta interpretazione della legge.”Non è solo l’indennità a calare, ma anche le condizioni di accesso alla stessa a peggiorare. “L’indennità speciale, quella del fondo, un frontaliere la percepiva se aveva lavorato almeno un anno negli ultimi due anni" spiega Bosisio, "mentre per ricevere l’indennità ordinaria deve avere lavorato due anni in due anni. Per non parlare dei tempi di iscrizione, che si allungano, e delle più difficili condizioni per avere diritto a questa indennità.” “Sono contento che si muovano anche i leghisti” prosegue Bosisio, “anche se negli ultimi anni sono stati proprio alcuni parlamentari leghisti a crearci problemi. Al momento dell'approvazione della legge finanziaria, sono stati fatti più volte da parte loro dei tentativi per utilizzare quel fondo per altre cose, con la scusa che c'erano tanti soldi. Ma sono soldi pagati dai frontalieri, spettano a loro.” Visto che il fondo è costituito da soldi pagati dai lavoratori frontalieri, ci chiediamo se non sarebbe possibile tenerli in Svizzera e versare loro la disoccupazione da qui. “Il problema è che la legislazione europea prevede che in caso di disoccupazione completa si ricevano i soldi dal paese dove si vive, non dove si lavora. Già negli anni ’80, quando c’era ancora Benito Bernasconi nel Governo cantonale, era stata fatta una proposta del genere, ma una delle condizioni per ricevere l’indennità di disoccupazione in Svizzera è di abitare in Svizzera.” Insomma, i frontalieri sono doppiamente gabbati. Dalla loro paga viene decurtata una percentuale che va ad alimentare un fondo di cui non possono però beneficiare. E, dietro a questa dubbia operazione contabile, si cela un pericolo che tocca pure i lavoratori ticinesi: il dumping salariale. Come ci lasciano intendere in molti, il frontaliere è diventato così molto più malleabile e disposto ad accettare paghe da fame. Se prima, infatti, l’indennità di disoccupazione poteva consentire di vivere decentemente in Italia, ora che il frontaliere sa di poter prendere al massimo 900 euro, diventa disposto ad accettare qualsiasi condizione salariale in Svizzera. Il sindacato UNIA sostiene di aver già assistito a diversi casi di dumping salariale dovuti proprio alla scomparsa del paracadute della disoccupazione “speciale”. Il frontaliere, in questo momento, è debo

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