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Ticino
“Perché niente lavoro ridotto per gli ospedali?”
Foto CdT/Fiorenzo Maffi
Foto CdT/Fiorenzo Maffi
Filippo Suessli
6 anni fa
Il gruppo Mps-Pop-Indipendenti chiede al governo per quale motivo alle strutture sanitarie siano stati rifiutati gli aiuti

La crisi dei mesi di marzo e aprile è stato un momento storico per le strutture ospedaliere ticinesi, per la prima volta si sono dovute confrontare con una pandemia. Ma ciò che non era legato al coronavirus spesso è stato rimandato: operazioni non urgenti, visite periodiche e via discorrendo. Così molti collaboratori degli ospedali, che non sono stati impiegati per combattere la pandemia in prima linea, sono dovuti rimanere a casa. Per questo, però, gli ospedali non hanno ricevuto il lavoro ridotto.

In un’interpellanza i deputati del gruppo Mps-Pop-Indipendenti Angelica Lepori, Simona Arigoni e Matteo Pronzini ne chiedono al Consiglio di Stato i motivi. Non solo alle cliniche private, ma anche agli ospedali pubblici sarebbe stato negato il lavoro ridotto, denunciano in un’interpellanza. Il timore dei granconsiglieri è quindi che le strutture rimettano a posto i conti licenziando o peggiorando le condizioni di lavoro.

Ecco le loro domande:

1. Quante domande di lavoro ridotto sono state fatte nel settore sanitario? Quali professioni erano coinvolte?
2. Per quale ragione queste domande non sono state accolte?
3. Non ritiene il Consiglio di stato che questo modo di procedere non riconosca il valore del contributo che queste strutture, pubbliche e private, con il loro personale hanno dato alla lotta contro la pandemia? Non teme che questi mancati introiti possano poi riflettersi sulla gestione del personale, intaccando anche la qualità delle cure?

Come si preparano gli ospedali per la seconda ondata

Gli stessi deputati, in un secondo atto parlamentare, hanno inoltrato una serie di domande al cantone anche su un altro tema legato alla pandemia. Sempre prendendo spunto, come per la prima interpellanza, da un’intervista del direttore della Clinica Moncucco Christian Camponovo rilasciata al Caffè. Il medico ha spiegato che l’ospedale luganese si sta preparando per poter gestire, durante un’eventuale seconda ondata, sia i pazienti Covid che quelli con altre patologie.

Così Lepori, Arigoni e Pronzini chiedono al Consiglio di Stato:

1.L’EOC sta pensando e pianificando una strategia per affrontare una possibile seconda ondata di Covid 19 in autunno?
2.Questa strategia riprende, dal punto di vista delle soluzioni adottate, quelle messe in atto in marzo-aprile 2020 e/o va nella stessa direzione di quella indicata dalla Clinica Moncucco?
3. Da quanto affermato dal Direttore della Clinica Luganese sembrerebbe di capire che la strategia non punterebbe su strutture dedicate totalmente alla cura COVID 19 come è stato (l’Ospedale regionale di Locarno e Clinica Luganese) in marzo-aprile. È così?

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