
Nonostante i contagi da coronavirus in Svizzera siano in costante diminuzione da qualche settimana, restano incertezza e preoccupazione per il futuro a causa delle varianti. Quella indiana in particolare ha fatto esplodere i contagi nel Regno Unito e portato Israele a reintrodurre già da oggi l’obbligo della mascherina al chiuso. Ma cos’è questa variante Delta, e perché preoccupa così tanto? I colleghi di Radio 3i hanno rivolto la domanda ad Alessandro Carabelli, tra gli scopritori della variante inglese, reponsabile del gruppo di ricerca britannico incaricato di individuare e analizzare le mutazioni del Sars-Cov-2.
Una variante più infettiva di quella inglese
“Si tratta di un mutante che possiede 13 mutazioni nella proteina Spike. Di queste molte sono note per conferire maggiore infettività e sono sospettate di conferire una certa capacità immunoevasiva. Dai dati risulta che la variante delta si propaghi il 40% più velocemente di quella inglese, che a sua volta era stata trovata più infettiva del 50% rispetto al ceppo originale di Wuhan. Rispetto a un anno e mezzo fa abbiamo di fronte un virus che è circa del 90% più infettivo.
L’efficacia dei vaccini
Dal punto di vista dell’efficacia dei vaccini, spiega ancora l’esperto, i dati provenienti da Scozia e Inghilterra “indicano una minore efficia dei vaccini (Pfizer e Astrazeneca) nel prevenire l’infezione asintomatica con la perdita di attività del 15-20% dopo la prima dose e una perdita più ridotta del 10% dopo la seconda dose. Complessivamente l’efficacia delle vaccinazioni è comunque ancora buona. Per quanto riguarda la severità della patologia, l’agenzia sanitaria inglese ha dimostrato che entrambi i vaccini mantengono un’ottima capacità nel prevenire il ricovero ospedaliero”.
Cosa dobbiamo aspettarci
Sappiamo ormai che il virus muta per sopravvivere. Dobbiamo quindi aspettarci che il virus muti a tal punto da sfuggire ai vaccini? “Nessuno sa cosa ci riserva il futuro. In generale i virus hanno la capacità di evolvere ed evadere l’immunità generata anche dai vaccini. Ci aspettiamo mutazioni, ma non sappiamo che tipo di effetto clinico possa generare. Credo che la cosa più importante sia quella di guardare ai risultati che abbiamo, ossia che i vaccini prevengono i sintomi più importanti della malattia e i decessi di queste varianti. Sappiamo inoltre che le mutazioni si accumulano quando le infezioni si propagano. Se limitiamo le infezioni, limitiamo le possibilità del virus di evolvere.
L’intervista completa trasmessa su Teleticino:
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