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Ticino
"Perché il Cantone mantiene spacciatori?"
Redazione
13 anni fa
Il giudice Marco Villa al processo a carico di due calabresi: "Come si può dare permesso e assistenza a una persona con 14 condanne?"

È andato un po' oltre il suo semplice ruolo, il giudice Marco Villa, nel corso del processo a carico di due fratelli calabresi accusati di spaccio. Un processo che ha finito per vedere tra gli imputati non solo i due fratelli ma, idealmente, anche il Cantone."Ho difficoltà a capire cosa sta diventando il nostro Cantone e perché ci troviamo ad affrontare situazioni simili" ha tuonato il giudice Villa. "Come può succedere che una persona con 14 condanne collezionate in Italia ottenga senza problemi il permesso di dimora? Permesso che gli consente di far giungere a Bodio anche la moglie e i figli e poi di beneficiare, perso il lavoro dopo un paio di mesi, della rendita di disoccupazione e successivamente delle prestazioni di assistenza. Tutto ciò mentre spaccia cocaina."Il giudice si riferiva al maggiore dei due fratelli, un 40enne. Ma anche il minore, 38enne, non è che fosse in una situazione molto più limpida. Con la sua famiglia ha infatti beneficiato di assegni assistenziali per 119mila franchi. "È normale tutto questo?" si è chiesto Villa. "Ci sono persone oneste che lavorano, che fanno fatica ad arrivare alla fine del mese e che non ricevono aiuti dallo Stato."Le critiche del giudice Villa sono state condivise dal procuratore pubblico Nicola Respini, il quale ha rilevato come alcuni servizi dell'amministrazione cantonale non eseguano più controlli. Il 40enne calabrese, infatti, non aveva dovuto presentare l'estratto del casellario giudiziale, al momento di chiedere il permesso. Era bastata una semplice autocertificazione. "Questi servizi si svegliano solo dopo l'intervento della Polizia" ha detto Respini. "Forse sarebbe meglio lasciare le scrivanie e andare a vedere cosa succede fuori dagli uffici."Il processo, una volta esaurite le critiche al Cantone, ha poi potuto procedere più o meno secondo le regole. Più o meno, perché il minore dei due fratelli calabresi ha dovuto più volte essere richiamato all'ordine, con tanto di sospensione del dibattimento. A scatenare l'agitazione del calabrese, un episodio che gli è valso l'accusa di lesioni semplici ai danni di un minorenne. Il 15 luglio dell'anno scorso, per vendicare il figlio, picchiò un giovane. "Sì è vero, mio fratello l'ha picchiato" ha ammesso il maggiore. "Ma dovevate vedere come era conciato mio nipote."Alla fine sono giunte le condanne. Venti mesi da espiare al 40enne, 10 mesi con la condizionale al 38enne. Sono stati ritenuti colpevoli di aver consumato in totale 500 grammi di cocaina e di averne venduti altri 400 grammi. Il PP Respini aveva chiesto pene da espiare per entrambi, mentre gli avvocati difensori, Daniele Iuliucci e Stefano Genetelli, avevano puntato su pene più miti e al beneficio della condizionale.

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