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Ticino
Perché hanno vinto Lega e UDC?
Perché hanno vinto Lega e UDC?
Perché hanno vinto Lega e UDC?
Redazione
11 anni fa
Gli editoriali dei quotidiani ticinesi di oggi. Tra chi critica la campagna di Rocco Cattaneo e chi ricorda il 9 febbraio

Anche queste elezioni federali hanno confermato la crescita dell'UDC a livello nazionale e della Lega dei ticinesi nel nostro Cantone.

Tutti gli osservatori politici ne sono concordi e cercano a modo loro di spiegare i motivi di questo successo.

Il condirettore del Corriere del Ticino Fabio Pontiggia rimarca nel suo editoriale che "il balzo in avanti dell'alleanza Lega-UDC è impressionante", con oltre 8'500 elettori in più rispetto a quattro anni fa.

Secondo Pontiggia i fattori del successo di Lega e UDC sono quattro: l'avanzata dei frontalieri nel mercato del lavoro ticinese; il voto del 9 febbraio sull'immigrazione di massa; il lavoro svolto dagli esponenti leghisti che siedono in Consiglio di Stato e nel Municipio di Lugano; le debolezze della politica federale e in particolare della ministra delle finanze Eveline Widmer-Schlumpf.

Per quanto riguarda il PLR il condirettore del Corriere del Ticino parla di "doccia fredda che riporta il partito alla dura realtà del seguire a ruota", mentre per gli altri partiti c'è poco da dire. Il PPD marcia sul posto e la sinistra continua lentamente a calare.

Il direttore del Giornale del Popolo Claudio Mésoniat evidenzia dal canto suo che "le migrazioni hanno eclissato l'ecologia".

Nel suo editoriale Mèsoniat esordisce scrivendo che "gli svizzeri, tedeschi in particolare, non tollerano che la classe politica arricci il naso di fronte alla volontà popolare espressa nelle votazioni federali. Se hanno l'impressione che si faccia melina intorno all'applicazione di un voto come quello del 9 febbraio 2014 sull'immigrazione di massa, è probabile che vadano a rafforzare, a livello elettorale, i partiti che si mostrano inflessibili in proposito."

Ma non c'è solo il 9 febbraio. Lega e UDC, secondo il direttore del GdP, hanno capitalizzato la questione dei flussi migratori che invadono l'Europa.

Si tratta comunque, secondo Mésoniat, di reazioni di arroccamento a difesa del proprio giardino che hanno ormai il fiato corto. Perché presto si dovranno affrontare altre questioni, dalla riforma pensionistica alla svolta energetica o ancora al segreto bancario interno.

Il direttore del GdP sottolinea poi che i sondaggi del suo giornale si sono rilevati "ancora una volta azzeccati nella sostanza". L'unica previsione sbagliata è stata quella del travaso di voti dai Verdi al PS, che non c'è stato. Mésoniat ipotizza che questi voti siano in realtà passati alla Lega.

Infine il direttore de La Regione Matteo Caratti parla di "deputazione quasi fotocopia", nella quale tutti sorridono, ma alcuni più di altri. E questi alcuni sono i leghisti. Mentre i liberali radicali, che erano usciti col sorriso dalle elezioni cantonali di aprile, hanno registrato una nuova flessione e soprattutto "la sconfitta di peso" del loro presidente Rocco Cattaneo.

"Qualcosa non ha funzionato" scrive Caratti, facendo notare che gli slogan scelti da Cattaneo ("Più spazio alla sostanza", "Andiamo al sodo") avrebbero forse fatto meglio ad essere più concreti, come quelli dei leghisti: "Non sarebbe stato meglio indicare direttamente cos'è questa benedetta sostanza e dove sta il sodo?"

Caratti sottolinea poi che "l'onnipresente Filippo Lombardi, un vero e proprio animale politico" ha svolto un ruolo importante nel fermare l'erosione del PPD. Ma anche qui, come in casa socialista, occorre ora trovare una nuova guida.

Il direttore de La Regione conclude evidenziando che "di fatto la Svizzera è oggi spaccata in due" e che "le elezioni di ieri non sono servite a fare chiarezza". Le carte sono confuse e saranno quindi i singoli temi a determinare le maggioranze. "Quello dei rapporti con l'Europa è il principale ed è su questo oggetto che il Partito liberale non sta giocando in modo trasparente."

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