
"In 50 anni, lo sguardo dei ticinesi sui frontalieri è cambiato completamente." Così il quotidiano romando Le Temps titola un articolo di analisi sul fenomeno del frontalierato in Ticino.
Un'analisi svolta insieme allo storico Alberto Gandolla, che è tra gli autori del libro "Non avete pane a casa vostra? Mezzo secolo di frontalierato italo-svizzero", recentemente uscito nelle librerie.
L'articolo parte dal 1970 quando, come spiega Gandolla, il Ticino fu il Cantone che respinse nel modo più massiccio l'iniziativa Scharzenbach per ridurre al 10% il tasso di stranieri in Svizzera. Mezzo secolo dopo, con il plebiscito dell'iniziativa contro l'immigrazione di massa e con "Prima i nostri", in Ticino il vento nei confronti degli stranieri è invece decisamente cambiato. Perché?
"I frontalieri hanno avuto un ruolo indispensabile, quello di ammortizzatore congiunturale" spiega Gandolla. "Occupavano i posti più ingrati ed erano i primi ad essere licenziati nei momenti di crisi."
Lo storico sostiene quindi che in passato non esisteva concorrenza tra la manodopera locale e quella proveniente dalla vicina Italia: "Le due categorie erano complementari" afferma Gandolla. "I frontalieri avevano il loro proprio mercato ed erano considerati necessari, anche se spesso non erano molto amati."
Ad aver cambiato le carte in tavola è quindi stata l'entrata in vigore dell'accordo bilaterale con l'Unione europea sulla libera circolazione delle persone, nel 2002, che ha portato a un raddoppio del numero di frontalieri in Ticino.
Un aumento che non è stato registrato solo nei settori a loro tradizionali, come l'edilizia, ma anche nel terziario. "Contemporaneamente molte imprese italiane si sono trasferite in Ticino, attratte dai vantaggi fiscali" spiega Gandolla. "Hanno importato il loro personale, i loro salari e la loro cultura aziendale, a volte delinquente, esercitando una pressione sempre più forte sul mercato locale."
La soluzione potrebbero essere i salari minimi. Ma Gandolla riconosce che "nel settore terziario è molto più difficile concludere dei Contratti collettivi di lavoro" rispetto per esempio all'edilizia, "anche perché tradizionalmente le mentalità nel terziario sono più individualiste. Inoltre", conclude Gandolla, "gli abusi sono molto più numerosi e variati di un tempo."
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