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Ticino
“Per una moratoria sulle tariffe elettriche: difendere il potere d’acquisto delle famiglie”
Redazione
3 anni fa
Per bloccare gli aumenti delle tariffe elettriche previsti per il 2024, l’MPS chiede al Consiglio di Stato di introdurre una moratoria sui prezzi per i prossimi tre anni.

Gli aumenti delle tariffe elettriche, annunciati in questi giorni, andranno a pesare ulteriormente sul potere d’acquisto delle famiglie. Si parla di +28% per l’AGE Chiasso, +25% per l’AMB Bellinzona e +20% per SES Sopracenerina. Sarà la seconda “stangata” dopo quella inflitta con le tariffe del 2023 e dopo gli aumenti già fatti registrare nel 2022. L’MPS ha inoltrato in proposito un’interpellanza al Consiglio di Stato chiedendo un intervento urgente per verificare la possibilità di bloccare tali rincari attraverso una moratoria sulle tariffe elettriche.

“Giustificazioni solo marginalmente valide”

Gli aumenti sopracitati significherebbero “alcune centinaia di franchi di aumento all’anno per le famiglie che vivono in questo cantone”, si legge nell’atto parlamentare. Naturalmente “conosciamo la narrazione ufficiale a giustificazione di questi incrementi: l’evoluzione dei prezzi sui mercati elettrici, la siccità e una supposta minor produzione di energia e l’aumento di alcune tasse legate al settore elettrico”. Si tratta, secondo gli interpellanti, di “giustificazioni solo marginalmente valide”. In realtà forza constatare che i meccanismi di domanda e offerta “non riescono a funzionare e a garantire un prezzo “equo”, come vorrebbe la dottrina del capitalismo liberale”.

“Situazione intollerabile”

Questa situazione relativa ai prezzi dell’elettricità “non può essere tollerata ulteriormente. Anche perché la responsabilità di questi aumenti è da imputare totalmente agli esecutivi comunali che, in forma diretta o indiretta, controllano le aziende distributrici, potendone influenzare le tariffe”. Le ditte “godono di buona salute: alcune possono contare su riserve che vanno di gran lunga al di là delle esigenze di accantonamento in relazione a future attività di manutenzione, investimento e sviluppo delle aziende stesse”. Per questo gli aumenti intimati negli anni scorsi e quelli previsti per il 2024 “non possono che essere imputati a logiche ed esigenze finanziarie aziendali”.

L’esempio di Stabio

In alcuni comuni si vorrebbe rispondere alle difficoltà delle economie domestiche erogando sussidi sociali. Per gli interpellanti si tratterebbe di un’operazione “non solo amministrativamente macchinosa, ma spesso tale da diventare una missione impossibile. Riteniamo invece che queste aziende, proprio in linea con la loro funzione pubblica e mostrando sensibilità al difficile momento economico che vivono le famiglie, dovrebbero rinunciare ai nuovi aumenti previsti per il 2024 istituendo una moratoria”. Viene poi citata come esempio la decisione del Comune di Stabio, la cui azienda ha scelto di sciogliere una parte degli accantonamenti proprio per evitare l’impennata delle tariffe.

Le richieste

La politica energetica è un tema sul quale il Cantone – proprietario della maggiore azienda elettrica – e il Parlamento “non possono esimersi dal pronunciarsi. Anche perché molti membri del Gran Consiglio sono attivi a livello politico comunale e quindi, in qualche misura, corresponsabili di quanto sta succedendo”. Viene quindi chiesto al Governo se non ritiene necessario promuovere un incontro tra AET e aziende distributrici per verificare la possibilità di interventi che permettano di evitare aumenti dei prezzi dell’energia elettrica; l'Esecutivo, inoltre, "non pensa di dover intervenire presso le autorità comunali e le ditte distributrici per invitarle a una moderazione delle tariffe, in particolare a introdurre una moratoria sui prezzi per i prossimi tre anni?" Infine, gli interpellanti domandano al Consiglio di Stato se non considera necessario procedere a un’analisi delle situazioni contabili delle ditte distributrici per verificare che gli accantonamenti e le riserve corrispondano effettivamente a necessità presenti e future “e non siano invece solo un modo per aggirare eventuali imposizioni fiscali”.

 

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