
I Giovani del Centro ne sono sicurissimi: la scuola ticinese non è al passo con i tempi. Si riferiscono, in particolare all’insegnamento di informatica, del pensiero computazionale e della comprensione dell’ intelligenza artificiale. «È una priorità e deve essere portata avanti nel modo più celere possibile, perché stiamo rincorrendo una società che avanza», sottolinea la presidente Giovanna Pedroni. E la mozione che hanno elaborato va proprio in questa direzione. La proposta è quella di inserirne l’insegnamento strutturato già a partire dalla scuola dell’obbligo. Un’ora settimanale a partire dal secondo ciclo delle elementari, per cominciare. Ore che diventeranno due nel secondo ciclo di scuola media. E non impartite da un docente qualunque, ma da qualcuno formato in quel campo, sostiene sempre Pedroni. «Attualmente alle scuole medie ci sono solo 12 ore dedicate a questa materia. Su quattro anni equivalgono a 1.155 ore totali. Una cifra irrisoria. E la materia andrebbe insegnata - come per le altre - da chi ha studiato tale indirizzo».
La proposta
La proposta in sé è semplice: il difficile verrà dopo, quando si tratterà di trovare una collocazione a queste nuove ore in piani studi già saturi. Secondo Fiorenzo Dadò si tratta di una priorità e chiunque può rendersene conto. Se così non fosse il Centro è pronto ad elaborare un'iniziativa parlamentare e anche a lanciarne una popolare. «Siamo disposti ad andare oltre la mozione, probabilmente un'iniziativa parlamentare o addirittura anche un'iniziativa popolare». Piccolo appunto: qualche giorno fa il consigliere nazionale del Centro Giorgio Fonio ha proposto il divieto degli smartphone per ragazzi fino ai 12 anni. Come si coniuga un simile divieto con la richiesta presentata dal settore giovanile del partito? Due posizioni, queste, non incompatibili, come afferma sempre Dadò. «Un conto è dare in mano ad un bambino uno smartphone, un altro è insegnargli a riconoscere i pericoli informatici e a sfruttarne le potenzialità.»

