
Tre casi della variante inglese sono stati segnalati in Ticino (quattro secondo i dati dell’Ufficio federale della sanità pubblica), 88 in Svizzera, soprattutto a Berna e Vaud. Si tratta del ceppo di Sars-Cov-2 che ha messo in ginocchio il Regno Unito a causa della sua diffusione più rapida. Infatti secondo gli esperti questa variante non è più pericolosa, ma molto più contagiosa. Ma quanto rischia in Ticino di fronte a quella che potrebbe diventare un’emergenza nell’emergenza? “La buona notizia per il momento è che li troviamo in persone che rientrano dall’Inghilterra e lo cerchiamo attivamente nelle persone che hanno avuto contatto stretto con chi è tornato dall’Inghilterra. Non ci sono ancora dei segnali che circoli tra la popolazione”, risponde Giorgio Merlani intervistato da Radio3i. “Ma abbiamo visto già il virus che conosciamo adesso come è capace di diffondersi rapidamente, se partiamo dal presupposto che questo qui si diffonda anche più rapidamente è motivo di tenere alta la vigilanza”.
Si può bloccarlo?
Gli operatori sanitari sono già stati istruiti su come identificare i possibili casi sospetti per evitare che il nuovo ceppo circoli più del dovuto. Ma è possibile bloccarlo? “Non so se è possibile bloccarla completamente, lo scopo è sicuramente rallentarla e nel frattempo vaccinare la popolazione”, risponde Merlani. Le autorità svizzere hanno già imposto da settimane limitazioni ai collegamenti con il Regno Unito e chi arriva da lì deve mettersi in quarantena. “Da noi in Ticino invitiamo queste persone a sottoporsi a un test gratuito, quindi cerchiamo di andare attivamente a cercare questo”.
Test uguale, analisi diverse
Il test per le persone interessate non cambia, si tratta del classico tampone. “Per la persona non cambia niente, è a livello di laboratorio che si fanno analisi molto più complesse”, spiega Merlani. Per questo le analisi vengono svolte sui casi sospetti, non sarebbe possibile svolgerle su ogni tampone positivo.
Ospedali già in difficoltà
Il vero grande problema è l’impatto che potrebbe avere la diffusione della variante inglese sugli ospedali. “Le persone sono sfinite, le strutture sanitarie sono in difficoltà, gli ospedali non hanno più la capacità di accogliere le persone che hanno altri problemi di salute pian piano. Se si viene a installare una pandemia sulla pandemia avremo veramente un problema e dovremo mettere in campo delle misure draconiane per fermare la diffusione”, spiega il medico cantonale. “È pacifico che, anche se non fosse più grave come manifestazione, ma se invece di ammalarsene 177 come oggi al giorno, se ne ammalassero 500-600, i numeri poi sarebbero talmente grandi che l’impatto rischia di essere veramente preoccupante”.
I sintomi
Per il momento i dati sono pochi, ma i sintomi non sembrano differire da quelli conosciuti finora. “Non abbiamo nessun elemento che i sintomi sono diversi, quello che abbiamo visto è che si è diffuso soprattutto molto tra i giovani, questo non vuol dire che sia mirato sui giovani, ma probabilmente è partito a livello di campus universitari di certe zone e si è diffuso rapidamente lì”.
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