
Riceviamo e pubblichiamo la presa di posizione sulla discarica alla Buzza di Biasca trasmessa ieri da Fabrizio Totti per il Gruppo ‘Loderio c’è’ al Consiglio di Stato:
"Il Gruppo ‘Loderio c’è’ esprime la propria opposizione - ferma e risoluta - alle proposte di modifiche di Piano direttore del novembre 2018 relative alla Scheda V7 per il consolidamento della discarica prevista a Piano direttore cantonale alla Buzza di Biasca da Risultato intermedio a Dato acquisito.
Prima di entrare nel merito delle censure alla scheda condivise all’interno del Gruppo ‘Loderio c’è’, e anticipate con la petizione cantonale sottoscritta nel 2017 da 1’740 persone ‘La Buzza di Biasca e la Legiuna non devono diventare discarica cantonale e federale’, ci preme ripercorrere lo sfruttamento, in palese sfregio alla natura e al paesaggio, di quel comparto da parte dell’ente pubblico, a livello comunale, cantonale e federale. Una triste storia cominciata invero già negli anni Cinquanta con le mire sulla Legiuna del Commissariato centrale di guerra, volte alla creazione di un’enorme piazza nazionale d’esercizio per carri armati, artiglieria, aviazione e fanteria: progetto il quale ha scatenato l’insurrezione della popolazione locale che lo ha fortunatamente affossato. Intanto però, nei decenni a seguire, a pochi metri dalla strada cantonale che porta al Passo del Lucomagno, sono stati scaricati - scriteriatamente - ingenti quantitativi di rifiuti, e anche di una certa pericolosità, nella discarica comunale dell’allora Comune di Malvaglia alla Legiuna.
La situazione per quest’area alle porte di una regione turistica di indiscussa bellezza qual è la Valle del Sole, si è esasperata negli anni a seguire, in occasione di praticamente tutti i grandi progetti nazionali, con lo sfruttamento della Buzza e della Legiuna che ha raggiunto - come peraltro riconosciuto dalle stesse autorità locali - livelli impensabili. Basti pensare che negli anni del cantiere dell’ A2 alla Buzza di Biasca è stata predisposta l’estrazione di esorbitanti quantitativi di materiale per la costruzione dell’autostrada. Altri milioni e milioni di franchi sono stati garantiti agli enti pubblici locali dalla Buzza grazie alla non poco fastidiosa attività dell’attuale sito di lavorazione inerti, andato avanti per giunta nell’illegalità seppur con la piena condiscendenza delle autorità comunali e cantonali, nell’arco di un trentennio (e ancora oggi).
Il resto della storia della Buzza e della Legiuna ci riporta agli anni Novanta, con i tre milioni di metri cubi di materiale di scavo AlpTransit che hanno permesso al Patriziato di Biasca di incassare introiti incredibili, e le scorie contaminate scaricate in 20 anni alla Legiuna con il benestare del Patriziato di Malvaglia.
L’opposizione del nostro Gruppo ha come noto impedito un ulteriore intervento a deperimento della Buzza con l’operazione raddoppio del tunnel del S. Gottardo, che ancora avrebbe rimesso a soqquadro tutto con disagi importanti alla popolazione di Loderio e del Vallone di Biasca in particolare, a favore peraltro di una valida riqualifica paesaggistica nei luoghi di estrazione in Alta Leventina. Ma a questo passo avanti ne sono corrisposti due indietro. La mobilitazione che ne è conseguita ha infatti problematizzato, anche con una certa sorpresa da parte del Gruppo che rappresento, una serie di questioni sulla Buzza fino a quel momento ritenute indegne di un dibattito trasparente, come il presente progetto di discarica cantonale per scarti edili, invero allostudio già dal 2009 (se non prima), ma di cui la popolazione non è mai stata fino a quel momento seriamente informata.
Il Gruppo ‘Loderio c’è’ si oppone pertanto alle modifiche di Piano direttore relative alla Scheda V7 per il deposito di 1,4 milioni di metri cubi di scorie alla Buzza di Biasca, alla trasformazione della zona in discarica per rifiuti edili non riciclabili, in ragione dell’inquinamento fonico che ne conseguirebbe (e che non risparmierebbe certo chi si rifugia sui Monti di Biasca in cerca di tranquillità), pensando altresì ai quantitativi di polvere che, con il manifestarsi frequente del vento da nord, finirebbero per spalmarsi su tutto il fondovalle. Tutti disagi cui la popolazione locale ha dovuto convivere per decenni e decenni. Difficile non pensare anche ai rischi alle falde acquifere, quindi all’impatto sull’ambiente circostante a due passi da un biotopo di importanza cantonale e federale, con la Legiuna zona golenale di importanza nazionale protetta tramite anche un Decreto cantonale, dove prosperano un centinaio di uccelli (tra cui il Martin pescatore e il Piro Piro piccolo e altre varietà minacciate), rare farfalle e 600 specie fungine minacciate, oltre al (da voi menzionato, e già compromesso) corridoio faunistico d’importanza nazionale.
Sulla strada cantonale che porta al Passo del Lucomagno si riverseranno migliaia e migliaia di camion: uno ogni 4 minuti per l’esattezza, che finiranno inevitabilmente per intasare l’unico collegamento per la Valle del Sole. Mezzi pesanti in transito da tutto il Ticino che tra l’altro, in barba agli inviti delle autorità tesi a scoraggiare l’uso dell’auto e limitare l’impatto del traffico motorizzato privato nel tentativo di tenere a freno i già nocivi livelli di ozono troposferico e polveri fini o Co2, avrebbero conseguenze non indifferenti, e per una decina d’anni almeno, sull’aria che respiriamo. Le autorità cantonali credono forse che tutto ciò potrà giovare al turismo della Valle del Sole, fondamentale tassello per il rilancio socioeconomico e demografico della regione, in particolare pensando ai progetti per un potenziamento delle attività all’aperto con la promozione di una rete di sentieri mountain bike?
Reputiamo inoltre che la forma che assumerà il nuovo deposito inciderà pesantemente, e più di quanto già fatto da quell’attuale, sulla conformazione del paesaggio. Riservandoci il diritto di appellarci ad altri enti, ci permettiamo in questa sede di chiedere alle lodevoli autorità se non sono state previste alternative alla riqualifica di cui si fa esplicito riferimento caldeggiando l’insediamento della discarica quale unica soluzione (chiamata invero a sanare la non più sostenibile attività della ditta di lavorazione di inerti), per una rivalorizzazione della zona che vada veramente a beneficio della popolazione, con contenuti a incentivare la pratica dello sport e la tutela della natura, risparmiando le già esigue superfici verdi del fondovalle. Il progetto sottoposto, utile ricordarlo, permette all’ente pubblico di soddisfare il fabbisogno cantonale di aree per scarti edili e rimediare così agli errori di pianificazione di discariche fatti in questi anni dall’autorità cantonale che hanno inevitabilmente portato all'attuale problema del moltiplicarsi di depositi abusivi. Così la Buzza di Biasca con le modifiche della presente scheda di Piano direttore ospiterebbe una delle più grandi discariche di tutto il Cantone se, come logico pensare guardando la conformazione finale di depositi presenti e futuri, si uniscono i quantitativi AlpTransit con gli scarti edili della nuova deponia.
Citiamo da ultime, ma non certo di minor importanza, le esigenze del mondo agricolo, ancora una volta non prese debitamente in considerazione dalle autorità, richiamando alla memoria gli accordi presi un tempo, e ad oggi non mantenuti, dal Patriziato di Biasca per una riconsegna dei terreni della Buzza bonificati agli agricoltori locali, oggi rappresentati dalle varie aziende agricole che operano in loco occupandosi, non senza difficoltà, dell’allevamento di 200 capi di capre e decine e decine di mucche (fortunatamente mandate all’alpe in estate). Per noi la discarica non porta alcun beneficio, i progetti di riqualifica sono ben altri".
© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata

