
Un lungo applauso accompagnato da una standing ovation. Il pubblico di Piazza Grande sabato sera ha voluto salutare così Marco Solari, alla sua ultima apparizione sul palco del Locarno Film Festival in qualità di presidente, anche se il Consiglio di Amministrazione della kermesse lo ha nominato presidente onorario, come comunicatogli la sera stessa dal sindaco di Locarno, insieme a quelli di Muralto, Losone, Gordola e Ascona. Un viaggio lungo ventitré anni, iniziato con la successione a Giuseppe Buffi e conclusosi con il suo regalo alla kermesse: la proiezione in seconda serata di "Quarto potere" di Orson Welles. Resterà in carica fino al 20 settembre, poi a prendere il suo posto sarà una donna, la prima a ricoprire tale ruolo: Maya Hoffmann. Ieri Solari è stato ospite di Ticinonews, dove sono stati ripercorsi questi due decenni di presidenza.
Nel 2000 ai microfoni di TeleTicino ha detto che il suo sarebbe stato "un Festival internazionale, una kermesse anche popolare con Piazza Grande e la sua legge". Ha avuto il Festival che si immaginava?
"Sì, assolutamente. In ventitré anni non mai mai intervenuto per dettare la linea alle direttrici e ai direttori artistici: erano completamente liberi. L'unica eccezione è stata con Irene Bignardi. I direttori hanno sempre fatto quello che ritenevano giusto perché un Festival non è unicamente un elenco di film, ma un'opera d'arte. Siccome ogni kermesse cinematografica al mondo viene identificata con determinate caratteristiche, me era era importante che Locarno restasse quella più libera al mondo, dove nessuno potesse tracciare una linea rossa: né la politica, né l'economia, né il presidente".
Parlando di polemiche, quando qualcuno ha osato supporre che l'azione dei due attivisti fosse organizzata si è arrabbiato, come mai?
"Supporre una cosa simile è indegna. Pensate che vada davvero a cercarmi un trucco simile per far parlare del Festival? È una cosa ignobile. Non è neanche per idea degna di una kermesse internazionale e riconosciuta come Locarno. Figuratevi se abbiamo bisogno di queste meschinità. C'è stata quest'azione da parte dei due eco-attivisti e guai se fossero state usate le maniera forti per affrontare quanto accaduto. È successo, può succedere, ma non deve essere la regola. Bisogna però saper accettare anche l'imprevisto e reagire con una certa signorilità, come fatto quella sera".
In queste settimane si è parlato di come il Festival è cresciuto anche grazie alla sua presidenza, è soddisfatto?
"Se questo Festival è diventato grande lo si deve soprattutto ai direttori artistici, ma anche a quelli operativi e allo loro squadre: loro hanno fatto dei miracoli. Io mi sono limitato a seguire, a indicare una strada e in fin dei conti la kermesse è diventata grande perché abbiamo sempre dato fiducia ai giovani. Sono loro i veri artefici di questa crescita".
Ha detto di aver lasciato perché è stanco.
"Non è tanto l'essere stanco. Quando ho preso la presidenza del Festival avevo un obiettivo: farlo diventare talmente forte e radicato nel Ticino che più nessuno potesse metterlo in questione. Il percorso per portarlo a questo traguardo è stato lungo vent'anni e lo abbiamo raggiunto grazie alla politica e agli sponsor. Ora le mie energie non bastano per portare la manifestazione a compiere un ulteriore passo in avanzi, quello di diventare internazionale. Io avevo un'agenda ricca di contatti svizzeri, adesso servono quelli internazionali. Per questa è stata scelta Maya Hoffmann e con lei la mia speranza è quella di far diventare Locarno un Festival Mondiale".
Cosa farà adesso?
"Non lo so. Mi concentrerò molto sulla lettura, ma dovrò anche strutturare le giornate come un monaco benedettino ed essere molto severo con me stesso. Penso che sia arrivato quel momento in cui non è più possibile fare ogni giorno una rivoluzione e dove è anche giusto fare qualche passo indietro e stare più tranquilli. Se posso aiutare qualcuno ci sarò sempre, ma credo che servano anche un po' di umiltà e modestia, oltre che un certo allontanamento dal mondan rumore".

