
“Un gesto di egoismo crasso, becero e di bassissimo spessore”, così il giudice Marco Villa ha descritto il delitto di Caslano, togliendo in questo modo ogni dubbio: “È stato un assassinio”. Il 24enne è stato condannato a 18 anni. La pena è sospesa a favore di un trattamento stazionario in una struttura chiusa.
“Non dobbiamo dimenticare che tutto ha origine da una richiesta di 200 franchi. Il valore di una vita umana è stato riportato a un valore di 200 franchi”, ha detto il giudice, sottolineando poi che quella vita avrebbe dovuto valere per lui anche più delle altre, perché la nonna era colei che lo amava più degli altri.
Il movente è stato riconosciuto nella vendetta. Il giovane svizzero tedesco, che da poco più di un anno si era trasferito in Ticino per vivere con l’anziana, era frustrato e voleva farle pagare i molti no che gli ha detto. Infatti la nonna, da quando aveva scoperto la sua dipendenza da cocaina, aveva smesso di dargli denaro.
Se la Corte ha accolto l’atto d’accusa per il numero di martellate sferrate all’anziana, almeno sedici, ha accolto invece parzialmente la premeditazione. Secondo i giudici nei giorni precedenti non ha pianificato il delitto, e nemmeno prima di uscire di casa. Ma il nipote ha premeditato il delitto nel tragitto verso casa della nonna, perché camminando sapeva che stava andando incontro all’ennesimo rifiuto di dargli dei soldi.
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