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Ticino
“Per l’integrazione dobbiamo fare di più”
Lara Sargenti
5 anni fa
Inizia oggi la settimana di azione contro il razzismo. Ne abbiamo parlato con il presidente della Comunità africana in Ticino per capire se il nostro Cantone è accogliente e quali difficoltà vanno incontro le persone con un passato migratorio

“Il razzismo uccide l’integrazione”. Ne sono convinte le autorità cantonali che, come da tradizione, hanno organizzato anche quest’anno - da oggi a domenica - la settimana di azione contro il razzismo. Un appuntamento che quest’anno, per forza di cose, si svolgerà a distanza, ma che intende comunque apportare un nuovo contributo alla sensibilizzazione sul tema. Ma il Ticino è un cantone accogliente verso chi arriva da altri Paesi del mondo? Per cercare di capirlo, i colleghi di Radio 3i ha contattato il presidente della Comunità africana in Ticino, Constant Aharh, nato e cresciuto in Togo e trasferitosi in Europa, dapprima in Francia e poi, appunto, in Ticino, all’età di 25 anni.

“Io personalmente non ho avuto grossi problemi. Ho avuto l’opportunità di appoggiarmi alla famiglia di mia moglie, che mi ha accolto benissimo. Ho imparato la lingua italiana in poco meno di sei mesi e ho trovato lavoro relativamente in poco tempo. Sono stato quindi accolto e accettato. Ogni tanto c’è ancora qualcuno che ti fa capire che non sei il benvenuto, ma questo è un aspetto marginale”.

In qualità di presidente della comunità africana in Ticino conosce tante storie di persone che sono giunte nel nostro Cantone. Qual è la sua percezione? È un Ticino accogliente con tutti o lei è stato particolarmente fortunato? C’è chi ha un vissuto diverso?
“Molti arrivano grazie al ricongiungimento famigliare e si possono appoggiare alle famiglie che sono già qui. Altri, probabilmente la maggioranza, arrivano tramite un processo migratorio diverso, come rifugiato. In questo caso non hanno nessuno su cui appoggiarsi. È quindi molto difficile perché non conoscono la lingua e non hanno la possibilità di lavorare. Ci sono persone che soffrono molto. Non voglio però per forza dire che uno non trova lavoro perché è nero”.

Se dovesse citare un punto sul quale il Ticino dovrebbe lavorare e fare un passo avanti, quale sarebbe?
“Il problema non è solo sensibilizzare le persone sulla realtà del razzismo e della discriminazione razziale. Il problema è fare di più. Se sappiamo che ci sono delle difficoltà, qual è il passo successivo per aiutare le persone a integrarsi ancora meglio? Tutti gli anni sensibilizziamo, ma il problema persiste. Il processo di integrazione non si limita nel tempo e si protrae forse per tutta la vita. Vivere il processo migratorio in Ticino non credo sia un grosso problema, ma per qualcuno lo è stato e lo è tutt’ora”.

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