
L’imprenditore Angelo Renzetti denuncia una pratica diffusa nel settore dell’edilizia ticinese: pagare per il ritiro dei ricorsi. Un compromesso per evitare che i cantieri debbano attendere le decisioni amministrative. A Paradiso c’è un cantiere da 70 milioni di franchi che non è mai partito. Il motivo? Un ricorso. Un ricorso che tiene in sospeso l’imprenditore Angelo Renzetti da ormai 6 anni. “Il mandato per questo cantiere, ci spiega Angelo Renzetti, l’ho ricevuto quando avevo 49 anni. Ora ne ho 55. Veda un po’ lei… Evidentemente, questi sei anni mi sono costati tempo fatica e denaro” Ogni anno sono ben 600 i cantieri edili che vengono fermati a causa di un ricorso inoltrato alla cancelleria dello Stato. Per Renzetti alcuni di questi ricorsi sono pretestuosi. Inoltrati per bloccare i lavori. Altri invece sono giustificati. Il 90 per cento di queste pratiche di ricorso, come ha scritto domenica scorsa il Caffè, vengono evase nel giro di 30 – 90 giorni. Per un dieci per cento, invece, iniziano le lungaggini amministrative: chili di carta, ricorsi e opposizioni al Consiglio di Stato, al Tribunale amministrativo e magari anche al Tribunale federale. Per chi invece vuole lavorare subito, secondo Renzetti ci sarebbe una via più breve: "La via breve - ci spiega Renzetti - è quella di pagare chi chiede gli indennizzi". “Se io avessi pagato, qui alle mia spalle adesso vedrebbe le gru di un cantiere in corso. Da quando ho iniziato la mia attività, nel 1984, ho pagato circa 2 milioni di franchi per sedare dei ricorsi. Il primo è stato quello della Migros di Ascona, in quel caso, ricordo, ho dovuto sborsare circa 300 mila franchi per cominciare i lavori”. [email protected]
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