
Qualcuno grida all’interferenza estera. Quel che è certo è che la nuova polemica sull’iniziativa che chiede di ridurre il canone radiotelevisivo è pronta per essere servita. Perché, rivela il Tages-Anzeiger, 200 franchi per il Cremlino bastano eccome. Ma come fa il quotidiano zurighese a saperlo? Tutto merito di RT, la piattaforma in lingua tedesca dell’emittente statale russa un tempo nota come Russia Today. RT qualche giorno fa ha pubblicato un articolo, corredato da screenshot fasulli, in cui ha accusato la SSR di manipolare il pubblico anziché informarlo. Non solo: secondo Mosca, la SSR sarebbe parte dei conflitti sociali.
Pareri discordanti
RT è un’azienda mediatica con sede a Mosca, è finanziata dal Cremlino ed è parte della strategia di soft power di Vladimir Putin. Vietata nell’Unione Europea a causa della sua disinformazione sistematica, nel nostro paese è accessibile online. Il fatto che si interessi di un’iniziativa che riguarda il servizio pubblico in Svizzera, deve preoccupare? Sì, secondo Fabrizio Sirica, che lo definisce un segnale allarmante. Ai microfoni di Ticinonews il co-presidente socialista ha dichiarato: «Siamo in un periodo storico molto complesso, si cercano nuovi equilibri. Senza servizio pubblico l'informazione sarà alla mercé della propaganda e degli Stati esteri. È una questione di sovranità». Decisamente meno preoccupato il capogruppo UDC Alain Bühler. «Il popolo svizzero sicuramente non accetta lezioni dalla propaganda estera», ci ha detto. «La votazione si basa su un testo chiaro. Abbiamo un sistema mediatico pluralista che funziona benissimo».

