
Aree picnic attrezzate negli spazi pubblici per consumare i pasti take-away in modo sicuro, aree di raccolta rifiuti adeguate e un servizio di accoglienza dei turisti che spieghi loro dove consumare i pasti nei borghi e nelle città. È questa l’idea dell’Udc ticinese per accogliere al meglio i turisti che arriveranno in Ticino per Pasqua. Il presidente dell’Udc cantonale Piero Marchesi l’ha illustrata scrivendo una lettera aperta al Consiglio di Stato.
I problemi
L’Udc, infatti, riscontra dei problemi in vista del grande afflusso di turisti previsto per le prossime settimane. Se i clienti degli hotel “potranno consumare comodamente e in sicurezza i pasti nelle terrazze degli hotel”, quelli “dei campeggi o degli hotel discosti dai centri dovranno consumare i pasti presi nei vari take-away arrangiandosi alla bell’e meglio (di fatto ammassati per terra, sugli scalini del lago o dove possibile)”, nella stessa condizione sarebbero i turisti residenti, aggiunge Marchesi.”Questa situazione, oltre a non garantire le regole relative alla lotta alla pandemia (distanza, disinfezione, divieto di assembramenti, ecc.), sarebbe un pessimo biglietto da visita per il turismo del nostro Cantone”.
La mascherina non basta
Alcuni Municipi hanno già deciso di introdurre l’obbligo di mascherina nelle zone a maggior rischio di assembramento. “Queste decisioni si limitano però all’obbligo e alla repressione, bisognerebbe invece passare anche a un’azione propositiva, che permetta ai turisti e ai residenti di vivere il periodo pasquale, malgrado la pandemia, in modo piacevole e organizzato”, scrive l’Udc che propone quindi la sua soluzione:
1. Definire con i Comuni e con gli operatori turistici un concetto per sfruttare gli spazi pubblici (piazze, vie pedonali e spazi adeguati) per la posa di aree pic-nic attrezzate dove consumare i pasti presi al take-away, così da poterli consumare in modo comodo e sicuro (disinfezione, distanze, evitando gli assembramenti);
2. Predisporre delle aree di raccolta dei rifiuti affinché si eviti depositi abusivi ed ecologicamente inadeguati;
3. Organizzare un servizio di accoglienza che orienti i turisti, li consigli su come e dove consumare i pasti e permetta dunque un regolare svolgimento del periodo pasquale, soprattutto laddove il potenziale di contagi è più alto.
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