
Nonostante il ritorno delle piogge primaverili, il rischio di incorrere in una situazione di penuria energetica nel corso del prossimo anno non è ancora escluso. Ma ora si è meglio preparati. A ribadirlo è il direttore dell'azienda elettrica ticinese (AET) Roberto Pronini in un’intervista rilasciata a Ticinonews. La speranza, ci dice, è di non ripetere il 2022, l'anno peggiore per la produzione idroelettrica da oltre 50 anni.
Signor Pronini, qual è la situazione attuale sul fronte della produzione di energia?
“Stiamo cominciando a turbinare in modo soddisfacente, ma ci manca la neve. È stato un inverno relativamente asciutto, anche se migliore rispetto all’anno scorso. Bisognerà vedere se ci saranno ulteriori piogge a maggio e giugno e se riusciremo a riempire i bacini. L'anno scorso nell'impianto del Lucendro abbiamo prodotto il 55% in meno della media decennale. Quest’anno, nei primi 5 mesi dell'anno, siamo a un 25% sotto la media decennale. Ci troviamo quindi ancora in un anno asciutto”.
Quali sono i rischi di una possibile siccità?
“A livello europeo sappiamo che il Po è basso, la Spagna ha poca acqua e senza acqua anche le centrali termiche che compensano l'idroelettrico non funzionano al meglio. Le centrali nucleari e quelle a carbone sui fiumi principali in Europa riducono quindi la produzione. Paradossalmente potremmo essere ancora una volta in difficoltà a livello di approvvigionamento. Sarebbe ottimale, come produttori idroelettrici, una primavera-estate bagnata. Questo perché l'inverno 2023/24 sarà altrettanto difficile. Sappiamo che il gas della Russia non arriverà e sarà più complicato riempire i contenitori in Europa. Potrebbe inoltre essere un inverno molto più freddo di quello mite che abbiamo lasciato alle nostre spalle”.
Il rischio di una penuria energetica non è dunque ancora scongiurato?
“No, sicuramente sarà ancora un anno complicato. Tre centrali nucleari principali della Germania sono state spente e sono vicine a Basilea. Il riempimento dei bacini del gas non è inoltre ancora concluso. Avremo più energia rinnovabile prodotta in Svizzera e in Europa, però la situazione è ancora tesa”.
Per quanto riguarda i prezzi, cosa dobbiamo aspettarci?
“I prezzi sono scesi e sono tornati al livello del 2021, quindi decisamente più sostenibili per l'economia e per l'industria”.
Visto il quadro generale, il direttore di AET è più ottimista o pessimista?
“Sono moderatamente ottimista. L'anno scorso eravamo impreparati, anche a livello di leggi e di organizzazione. È stato fatto un grande lavoro da parte di Berna e da parte del Cantone. Oggi siamo più preparati in caso di penuria d'energia. La preoccupazione resta se abbiamo un altro anno asciutto e orribile come il 2022. È stato il peggiore degli ultimi 52 anni in Ticino a livello di produzione idroelettrica”.

