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Pensioni: "La riforma va fatta"
Pensioni: "La riforma va fatta"
Pensioni: "La riforma va fatta"
Redazione
11 anni fa
Gli ospiti di Alfonso Tuor concordi sulla necessità di cambiare l'attuale sistema

La riforma del sistema pensionistico è stato il tema de "I Conti in Tasca" andato in onda questa sera su TeleTicino. Gli ospiti di Alfonso Tuor si sono detti tutti d'accordo che questa riforma va fatta per rispondere all'aumento dell'aspettativa di vita e dell'abbassamento delle rendite, seppur ognuno ha posto l'accento su differenti punti.

Dapprima però elenchiamo i punti salienti che prevede la riforma, già approvata dal Consiglio degli Stati e sulla quale ora dovrà pronunciarsi il Consiglio Nazionale: l'aumento dell'età di pensionamento delle donne a 65 anni; l'aumento dell'IVA per finanziare l'AVS; e la riduzione del tasso di conversione (dal 6,8 al 6%) del capitale di vecchiaia del secondo pilastro. Quest'ultimo provvedimento provocherà una diminuzione delle rendite del 10% circa, per le quali il Consiglio degli Stati ha deciso di compensare con l'aumento delle rendite AVS di 70 franchi al mese.

Secondo Dario Giudici, della Fondazione ticinese per il secondo pilastro, la riforma è giusta perché compensa i primi due pilastri. Tuttavia il sistema va migliorato, per esempio riducendo i costi di gestione e quelli amministrativi, nonché migliorando la parte dedicata alle complementari.

Marzio Zappa, della compagnia assicurativa SwissLife, ha ribadito che la riduzione del tasso di conversione è necessaria, ma vanno sostenute anche le misure accompagnatorie che permettono di fare questa modifica affinché le rendite non siano troppo basse.

Anche il segretario cantonale dell'OCST Meinrado Robbiani ha specificato che, da un profilo tecnico, la riforma va nella giusta direzione: "È intelligente agire sull'AVS perché è immediata, ma ci vogliono anche altre componenti per rafforzare le entrate delle persone". La vera sfida sarà quella di compensare il rapporto del numero dei pensionati con il numero degli attivi, ciò che comporta l'immissione di mezzi maggiori. Il sindacalista ha inoltre ribadito l'esigenza che da questa riforma esca una maggiore trasparenza da parte delle compagnie assicurative che "per loro natura hanno uno scopo di lucro, che però non è compatibile con lo scopo sociale degli assicurati".

Dal canto suo la docente SUPSI Jenny Assi ha ribadito che la riforma è opportuna, ma garantisce solo lo status quo. "Il sistema riequilibra il primo e il secondo pilastro, ma ci vorebbe una riflessione che venga estesa anche al terzo pilastro". Inoltre bisogna tener conto anche delle condizioni del mondo del lavoro e di assetti famigliari che sono profondamente cambiati. Le persone con un reddito basso faticano di più a risparmiare su base volontaria e in questo senso è importante formare le persone affinché abbiano una maggiore responsabilità nel risparmio.

"La riforma dovrebbe passare" ha invece sottolineato il presidente CATEF Gianluigi Piazzini. "Ma il sistema va corretto. Lo stantuffo dell'economia non funziona più visto che c'è meno sostanza per correggere tutto il sistema".

Ora la palla passerà al Consiglio Nazionale.

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