
La Legge sulla retribuzione e sulla previdenza professionale dei membri del Consiglio di Stato sarà sottoposta a referendum il prossimo 13 giugno. Il popolo sarà chiamato a decidere se la soluzione scelta dal Gran Consiglio è accettabile. A ritenere che non lo sia è il Movimento per il Socialismo, che ha lanciato il referendum e ieri ha dato avvio alla sua campagna. Finora pur ricevendo un vitalizio, i consiglieri di Stato non versavano dei contributi. Ora, che lo dovranno fare, la legge approvata dal Gran Consiglio prevede di alzare il salario lordo dei membri del governo per compensare le deduzioni da versare alla cassa pensioni. Si parla di 33mila franchi in più.
“Pensioni d’oro”
“Da una parte vi sarà questo aumento di stipendio, stiamo parlando di 270mila franchi, in più garantirà delle pensioni d’oro al momento dell’uscita dal Consiglio di Stato sia per chi ha meno di 55 anni che per chi ne ha di più. Addirittura, alle persone che lasceranno dopo i 55 anni si garantirà uno stipendio di 130mila franchi fino ai 65 anni. Perciò, altro che pensioni baby, qui si garantisce uno stipendio anche a chi non sarà più in attività”, commenta Matteo Pronzini. L’Mps, inoltre, denuncia come questa legge, che dovrebbe entrare in vigore nel 2021, compensando le deduzioni con l’aumento di stipendio non applicherà la decisione del Parlamento del 2015, “cioè di far pagare i premi della cassa pensione ai consiglieri di Stato”.
“È già un privilegio”
“Di per sé già fare il consigliere di Stato è un privilegio”, continua Pronzini. “È un’attività che dà moltissime soddisfazioni e moltissimi privilegi. Inoltre, al momento in cui dopo una decina o quindicina d’anni di attività si lascia la carica, si aprono moltissime porte. Ricordo che ex consiglieri di Stato sono presidenti della Suva, sono entrati nei consigli di amministrazione di istituti bancari. Chi lascia la carica di consigliere di Stato non va in assistenza, ma ha la strada spianata”.
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