
È una delle domande che circolavano da giorni, e oggi in sala stampa è stata posta esplicitamente al Consiglio di Stato: la decisione di Claudio Zali di non anticipare le dimissioni ha a che fare con gli scatti pensionistici? In altre parole, andandosene qualche settimana prima, il consigliere di Stato leghista rischierebbe di perdere il massimo della pensione?
La risposta, affidata al cancelliere dello Stato Arnoldo Coduri, è stata netta. «Lui comunque ha già acquisito i diritti alla pensione con la sua attività di magistrato in precedenza», ha spiegato, ricordando il percorso di Zali prima dell'ingresso in Governo nel 2013. Se avesse lasciato un mese prima, ha aggiunto, «forse il Cantone avrebbe risparmiato qualche franco», riferendosi al contributo sostitutivo AVS a cui avrebbe avuto diritto. La conclusione: «Non cambia assolutamente niente il fatto che lui vada al 31 agosto o al 30 settembre».
Un chiarimento che, se non spegne il dibattito politico sulla scelta di Zali di restare al proprio posto, ne sposta almeno il terreno: il calendario, secondo la Cancelleria, non produce alcun beneficio previdenziale per l'interessato.
Ufficio sì, dossier no
Nella stessa risposta Coduri ha precisato che cosa resterà concretamente a Zali in queste ultime settimane. «Lui ha diritto di avere un ufficio perché è stato eletto, perciò l'ufficio ce l'avrà». Potrà entrare a Palazzo delle Orsoline, salire nel suo ufficio e occuparlo, e disporrà di «accessi limitati alla posta elettronica»: potrà quindi ricevere e inviare e-mail, «perché quella è comunque una parte che lui avrà a disposizione per l'attività che svolgerà fino al 30 settembre».
Tutto il resto no. «Tutti gli accessi legati alla sua attività come direttore del Dipartimento del territorio verranno passati a Raffaele De Rosa», ha chiarito il cancelliere. Il perimetro, dunque, è quello di un consigliere di Stato eletto ma privo di dipartimento: presenza istituzionale garantita dalla legge fino al 30 settembre, leve operative azzerate.

