
La Pretura penale di Bellinzona, presieduta dal giudice Siro Quadri, ha confermato ieri il decreto d'accusa firmato dal procuratore pubblico Nicola Respini nei confronti di un 73enne del Luganese accusato di pornografia e rottura di sigilli.
L'uomo, come riferisce il Corriere del Ticino, si è quindi visto confermare la condanna a una pena pecuniaria sospesa di 30 aliquote giornaliere da 50 franchi ciascuna e al pagamento di una multa di 300 franchi.
A far scattare l'inchiesta nei confronti del pensionato era stato il sistema federale di allarme informatico, che aveva rilevato delle ricerche sospette su uno dei computer a lui appartenenti. Nel marzo 2013 la Polizia aveva quindi proceduto alla confisca di tutti i laptop dell'uomo e a mettere i sigilli alla sua abitazione. Su uno dei computer era poi stata trovata una dozzina di atti sessuali con animali. Da un controllo era poi emerso che il pensionato aveva fatto ricerche riguardanti atti sessuali con fanciulli, anche se durante l'inchiesta non sono stati trovati file pedopornografici.
Ieri l'uomo, difeso dall'avvocato Raffaele Caronna, è stato quindi condannato. Ma ha già fatto sapere di voler ricorrere in appello: "Non ho mai fatto questo tipo di ricerche" ha dichiarato in aula. "Quei file non li ho scaricati io ma probabilmente la persona che possedeva il portatile prima di me."
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