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Ticino
"Penalizzato dal suo look", condannato
"Penalizzato dal suo look", condannato
"Penalizzato dal suo look", condannato
Redazione
8 anni fa
Pena pecuniaria sospesa per un 41enne residente nel Luganese che si era opposto ad un controllo di polizia

"È stato vittima del suo look. Si è trattato di un malinteso a tutti i livelli". Queste le parole usate dell'avvocato difensore Andrea Pozzi per spiegare la vicenda giudiziaria che ha coinvolto il suo assistito, un 41enne serbo residente nel Luganese comparso ieri in Pretura penale di fronte al giudice Siro Quadri perché accusato di violenza contro le autorità.

Al centro del caso, spiega il Corriere del Ticino, c'è un controllo di polizia burrascoso avvenuto il 26 ottobre 2017 su via Besso, terminato con un arresto e una notte in carcere per l'imputato, reo secondo il decreto d'accusa firmato dal procuratore pubblico Zaccaria Akbas (non presente in aula) di aver tentato di sottrarsi al controllo e, nel farlo, di aver spintonato un agente della polizia cantonale che gli si era parato davanti. Una reazione, quella dell'uomo, costatagli una pena pecuniaria sospesa di 7 aliquote giornaliere da 30 franchi l'una. Reato comunque derubricato da Quadri poiché l'uomo ha sì opposto resistenza, ma non vi è stata violenza.

Da quanto emerso in aula, si è trattato di una tempesta perfetta, di una serie di sfortunate coincidenze e di una situazione che, forse, entrambe le parti avrebbero potuto gestire meglio. Quel giorno l'uomo si trovava su via Besso per percorrere il breve tratto che separa la Clinica Luganese dalla farmacia, dove doveva comperare un ansiolitico per curare gli effetti di uno dei numerosi problemi di salute che lo affliggevano. Come da lui affermato, era "sudato e febbricitante", gli mancava il fiato e aveva problemi d'equilibrio.

Inoltre, per una patologia che gli impediva di stare direttamente al sole e un'altra che l'aveva costretto a rasarsi i capelli per curare delle lesioni sul capo, indossava il cappuccio della giacca. "Capisco che gli agenti avrebbero potuto scambiarmi per un tossico – ha ammesso in aula, – specie in via Besso, che è malfamata in questo senso".

Dal punto di vista dei due agenti della cantonale che stavano passando di lì, e tenendo conto dei problemi di spaccio in passato in quella via, probabilmente è stato così. Ne è seguito il controllo, in cui l'imputato si è innervosito reagendo verbalmente.

Maggiori dettagli nell'edizione odierna del Corriere del Ticino

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