
Oggi al processo Diebold era il giorno dell'arringa accusatoria del procuratore pubblico Moreno Capella e della conseguente richiesta di pena. C'era da definire un aspetto fondamentale: Hans-Peter Maier ha ucciso Matteo Diebold per amore o per soldi? La distinzione non è da poco, perché un delitto passionale comporta una pena di gran lunga minore rispetto a quella di un assassinio. Ma la presunta relazione sentimentale tra l'imputato e la sua vittima è stata smontata dalla pubblica accusa. Non è stata infatti trovata nessuna prova di una relazione tra i due. "Non esiste nemmeno un fotografia dei due" ha fatto notare il procuratore pubblico Moreno Capella. E pure molti testimoni hanno raccontato che l'innamoramento di Hans-Peter Maier per Matteo Diebold non era minimamente corrisposto. È caduta così l'ipotesi del movente passionale, sostenuta dall'imputato. Il delitto sarebbe invece ruotato intorno a quei 200'000 franchi che Matteo Diebold, dopo averli ereditati in seguito alla morte della madre, prestò a Hans-Peter Maier per consentirgli di acquistare una casa. Maier, che conduceva una vita al di sopra delle proprie possibilità - spendeva 3'500 franchi mensili solo per l'affitto malgrado avesse trenta attestati di carenza beni per oltre 140'000 franchi - non sarebbe riuscito a restituirli nel termine previsto, un anno, per cui avrebbe deciso di uccidere Diebold. Oltre al reato di assassinio, punibile con la detenzione a vita, sussiste quindi anche il reato di amministrazione infedele. Dopo aver parlato per più di nove ore il procuratore pubblico ha quindi chiesto la pena massima, la detenzione a vita per il reato di assassinio. Per il procuratore pubblico ha agito con modalità particolarmente perverse e senza scemata imputabilità.La sentenza dovrebbe giungere nella giornata di lunedì.
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