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Ticino
Pedrazzini: è un arrivederci a Berna?
Redazione
16 anni fa
Secondo i consiglieri nazionali PPD Simoneschi Cortesi e Robbiani, Pedrazzini ha tutte le carte in regola per puntare a Palazzo federale

"Ho deciso che al termine di questa legislatura lascerò il Governo. Non resterò ovviamente con le mani in mano. Voglio cercare nuove sfide a un età, avrò 58 anni quando lascerò il Consiglio di Stato, che consente di dare ancora molto; non vi nascondo che, se possibile, privilegerò attività che potranno consentirmi di mettere a disposizione della comunità l’esperienza acquisita". Con queste parole, pronunciate davanti al Gran Consiglio, Luigi Pedrazzini ha annunciato ieri al paese la sua volontà di lasciare il Consiglio di Stato. E da subito sono iniziate le speculazioni sul suo futuro. “Quello di Pedrazzini - ha per esempio pronosticato il direttore della Regione Ticino Matteo Caratti - non è un addio alla politica, ma ne siamo certi, semplicemente un arrivederci dalle parti di Berna". Il ministro locarnese, ricordiamo, si era già messo a disposizione del suo partito in occasione della corsa alla successione di Pascal Couchepin. Il PPD aveva però deciso di puntare su Urs Schwaller. Scelta che ha permesso a Pedrazzini di non bruciare le sue carte in vista di una prossima candidatura. Oggi, alle elezioni federali, manca un anno e mezzo. Le elezioni del Nazionale e degli Stati sono infatti fissate per domenica 23 ottobre 2011. E uno dei due consiglieri nazionali del PPD, Chiara Simoneschi Cortesi, ha già annunciato la sua intenzione di lasciare. Ipotizziamo. "Siamo nel campo della fantapolitica – commenta Simoneschi Cortesi – ma lo scenario che porta Pedrazzini prima a Berna e poi in Consiglio Federale si potrebbe anche concretizzare. Ne avrebbe anche i numeri. Li aveva già quando è venuto a farsi sentire dal nostro gruppo, in occasione della sua presentazione per prendere il posto di Couchepin: con il suo curriculum aveva fatto una grossa impressione. Poi era stato scelto Schwaller, ma Pedrazzini ha tutto per riuscirci. Si può sempre sognare”. “Secondo me inoltre – aggiunge - un Consigliere Federale ticinese ci vuole e al più presto. Lo vediamo da tante decisioni bernesi. Come l'ultima, che ci ha lasciato senza fiato, su Ferrovia 2030, nella quale noi siamo stati quasi completamente ignorati”. “Pedrazzini - conclude Simoneschi Cortesi - ha tutte le carte in regola: ci vuole esperienza di Esecutivo e questo mi sembra assodato. Una lunga esperienza istituzionale e anche questa c'é. Lui inoltre ha pure esperienza nel privato e anche questo è importante. Essere in Consiglio nazionale lo aiuterebbe ulteriormente: i deputati tendenzialmente preferiscono scegliere qualcuno che conoscono, che faccia parte delle istituzioni federali. Ne sono sicura: se si metterà in lista per il Nazionale avrà tutte le carte per fare una bella elezione. E' troppo appassionato di politica per starsene con le mani in mano”. "Secondo me - ci dice, sulla stessa lunghezza d’onda l'altro consigliere nazionale PPD Meinrado Robbiani - vista anche l’ottima impressione che avevo ricavato durante al sua presentazione davanti al gruppo PPD nella corsa alla successione di Couchepin, avrebbe tutte le carte in regola per aspirare sia al Nazionale che al Consiglio Federale. In generale però, chi esce da un Esecutivo cantonale, non va volentieri a lavorare al Nazionale. Perché nella camera bassa c'è un certo freno, ci sono procedure lunghe, articolate. E questo è un elemento che farà di sicuro riflettere Pedrazzini". Intanto, ricordiamo, il Ticino non demorde e vuole chiedere a Berna che il numero dei Consiglieri federali sia aumentato. La Commissione speciale costituzione (vedi qui, ndr.) proprio questo lunedì ha infatti sottoscritto il rapporto di Jacques Ducry e Fabio Bacchetta-Cattori che è favorevole alla proposta di risoluzione per l’inoltro all’Assemblea federale di un’iniziativa

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