
"Il nuovo codice di procedura penale, entrato in vigore il primo gennaio di quest’anno, limita in un certo senso le possibilità di ricerca della polizia e dell’azione penale relative alla pedocriminalità, in particolare non sono ora più possibili, grazie ad una base legale a livello federale, inchieste mascherate in Internet secondo le modalità del passato. Gli accertatori non possono cioè più fingersi minorenni nelle chat per entrare in contatto con potenziali pedofili, prima che un reato venga commesso". E' questa la premessa dell'iniziativa parlamentare generica presentata da Nadia Ghisolfi e Alex Pedrazzini a nome del Gruppo PPD in Gran Consiglio. "Una legiferazione a livello cantonale - propongono i due deputati - potrebbe sopperire alla mancanza segnalata. Ce lo ha dimostrato il parlamento del canton Svitto che nel marzo dello scorso anno ha approvato una modifica dell’ordinanza cantonale sulla polizia il che permette ora di nuovo agli agenti, a determinate condizioni e previa approvazione del magistrato competente, di svolgere le inchieste mascherate". "Ecco perché - vi si legge ancora - chiediamo al Governo di inserire nella nostra legislazione cantonale una disposizione analoga per offrire maggior spazio di manovra agli accertatori". Perché "sappiamo tutti - concludono Ghisolfi e Pedrazzini - come stia crescendo rapidamente l’importanza dei mezzi informatici e di comunicazione: le reti di amicizia, i social network, basati sulla fiducia nascondono però anche una serie di rischi e costituiscono un terreno fertile per nuove forme di reati che non devono coglierci impreparati".
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