
Il deputato Tiziano Galeazzi ha accolto con un sospiro di sollievo la sentenza del Tribunale penale federale sul caso Pecunia Olet che ha parzialmente accolto il ricorso presentato dall’imprenditrice italiana indagata dalle autorità italiane contro il sequestro dei suoi beni depositati in Svizzera (vedi articolo suggerito).
Una sentenza, quella della Corte federale, che lo riguarda da vicino in quanto sono state evidenziate alcune lacune nell’inchiesta italiana in cui è coinvolto. Il Tribunale di Brescia, si legge inoltre nella sentenza, ha ridimensionato il presunto riciclaggio. I giudici federali, ricordiamo, hanno da un lato confermato il sequestro di oltre 3,9 milioni di euro sbloccando invece 1,5 milioni di euro frutto di omesso versamento di imposte, un reato non contemplato in Svizzera.
“Per me è molto importante che il Tribunale federale abbia confermato quello che ho sempre sostenuto, ovvero che nello svolgere il mio lavoro non ho violato le regole bancarie e le leggi svizzere in vigore nel periodo contestato dall'Italia (all'epoca era ancora in vigore il segreto bancario). Con questa decisone si va a fugare qualsiasi dubbio sul mio operato. La questione italiana sarà poi affrontata in separata sede”, ha spiegato Galeazzi a Ticinonews. “Negli scorsi mesi sono spesso stato massacrato dalla stampa ed è stata messa in dubbio la mia correttezza e professionalità, ora i contorni della vicenda si stanno finalmente chiarendo”.
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