
A seguito del ritrovamento di 22 pecore sbranate in Leventina, presumibilmente ad opera di un lupo, il presidente dell'Associazione ticinese per un territorio senza grandi predatori Armando Donati abborda la problematica dell'espansione dell'animale e il mancato agire da parte delle autorità.
"Se uno alleva i propri animali per passione, di fronte alla strage di pecore avvenuta nella notte tra sabato e domenica in un recinto elettrificato accanto a una stalla sopra Faido, i sentimenti che prova non possono che essere due" scrive Donati in una lunga nota inviata in redazione. "Un grande senso di scoraggiamento e di frustazione, ma anche di impotenza di fronte a un fenomeno incontrollabile che ti fa dire: "Basta, il mio ideale di allevatore di montagna è finito. In una notte si è spezzato tutto. Vendo tutto e cambio vita".
Ma ci può essere anche una reazione di rabbia, di violenza verso il lupo, prosegue Donati, e anche "verso coloro che continuano a sostenere, senza essere allevatori, che la convivenza tra lupo e allevamento è possibile. Se poi, dopo un fatto del genere, l’allevatore sparasse al lupo, c’è da chiedersi con che autorità, chi finora ha fatto poco o nulla per contenere il fenomeno, dà l’ordine di arrestare il malcapitato".
Donati ricorda che fatti del genere sono già capitati in Ticino: "A Cerentino, nel 2013 con 14 capi predati anche se allora le pecore non erano in un recinto. A Magadino, nello stesso anno, 7 capi predati". Ma anche in Francia, in Italia, "ovunque ci siano lupi". E secondo Donati questi attacchi continueranno ancora, anche peggiori di quello che ha subito l'allevatore di Faido Daniele Gada-Barenco.
Ma l'aspetto più inaccettabile e drammatico, secondo Donati, è che "le autorità, federali e cantonali, ben coscienti che vi è a rischio l’esistenza dell’allevamento tradizionale di montagna, poichè l’espansione del lupo è sempre più forte (lo si ammette in tutti i rapporti), non fanno nulla per togliere la protezione assoluta per il lupo (famosa Convenzione di Berna) e a intraprendere azioni incisive per contenerne l’espansione. Si limitano a esprimere sostegno e comprensione per gli allevatori colpiti, a proporre palliativi inutili, a spendere denaro pubblico per degli studi inconcludenti".
Il Gran Consiglio ticinese, ricorda Donati, "nel 2010 aveva deciso che “oltre al risarcimento dei capi predati, vanno risarciti i costi derivanti dalla ricerca e dal recupero dei resti delle carcasse, nonchè la perdita di prodotto conseguente”. Ma a distanza di 6 anni "il Consiglio di Stato non ha ancora emanato il relativo regolamento per cui di risarcimenti, nemmeno l’ombra".
Il 26 aprile 2014, aggiunge il presidente dell'associazione, il Governo aveva dato mandato ad Agridea di fare un analisi strutturale per la messa in opera di misure di protezione delle greggi in Ticino con termine di consegna per l’aprile 2015. "Sono trascorsi quasi due anni e il rapporto non è ancora stato consegnato" scrive Donati.
Donati tira poi in ballo l'esempio del Vallese, "l'unico Cantone che ha osato agire", contenendo l'espansione del lupo e abbattendo legalmente 8 esemplari dal 1998 fino ad oggi. Nel novembre 2014, sottolinea Donati, il Vallese "ha inoltrato un’iniziativa cantonale per chiedere al Consiglio federale di “denunciare la Convenzione di Berna e negoziare una nuova adesione introducendo però una riserva che escluda la protezione del lupo, analoga a quella ottenuta da 12 dei 27 Stati contraenti”; iniziativa che è stata avversata dal Consiglio federale, è stata rigettata dal Consiglio degli Stati nel 2015 ed è stata accolta dal Consiglio nazionale nel novembre 2016. Fra qualche mese ritornerà agli Stati, ma anche se fosse accettata, trascorreranno ancora anni prima che ci sia una decisione definitiva. E intanto i lupi aumentano, le predazioni pure e l’allevamento muore".
"Certamente la solidarietà e la compartecipazione all’amico Daniele, da parte nostra non manca" conclude Donati. "Ma se le autorità non si danno una mossa per cercare di contenere il fenomeno, sarà la fine del nostro allevamento di bestiame minuto".
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