
Pazienti che "migrano" oltre Gottardo per farsi curare, anche se potrebbero farlo benissimo in Ticino. Il fenomeno è evidenziato oggi da La Regione che, interpellando numerosi medici e pazienti, parla di cifre preoccupanti. Su 3'696 pazienti ricoverati fuori Cantone nel 2016 (corrispondente al 6% dei pazienti su un totale di 64'572), il 40% poteva curarsi in Ticino. Si tratta perlopiù di interventi in ortopedia, chirurgia di base, cardiologia e cardiochirurgia, oftamologia e otorinolaringoiatria.
Scelte legittime, visto che ogni paziente ha il diritto di farsi curare dove meglio crede. Ma con importanti ripercussioni per la sanità ticinese. "Se si continua così in Ticino si farà solo una chirurgia minore. Ci vuole un gioco di squadra" avverte il primario di chirurgia all'ospedale regionale di Lugano Raffaele Rosso.
Secondo il prof. Franco Cavalli il problema non è tanto legato alla qualità delle cure, ma agli interessi: "Nel privato c'è chi vuole indebolire l'EOC. Piuttosto che inviare pazienti all'ospedale, fanno accordi con professionisti che li operano a Nord e li visitano in clinica a Lugano. Non escludo ci siano anche ragioni finanziarie. Infatti perché si inviano pazienti con linfomi a Zurigo, quano in Ticino c'è l'Istituto nazionale di riferimento? Qui si vuole indebolire lo Stato".
Da qui nasce anche la preoccupazione per il master in medicina: "Ogni paziente che va a Nord indebolisce la facoltà perché per attirare buoni medici dobbiamo avere in Ticino un certo numero di interventi".
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