
Prima clandestini, poi rifugiati politici, oggi passatori. Per 3 dei 4 imputati – tutti residenti in Ticino – la storia si ripete. Questa volta però dall’altra parte delle barricate: non più vittime di un organizzazione criminale, ma parte di essa. Almeno secondo la procuratrice pubblica Margherita Lanzillo (nella foto) che li accusa di aver trasportato illegalmente 143 profughi siriani dal nord Italia al confine con la Germania. Per loro – tre siriani e un giovane brasiliano - l’accusa è la medesima: usura aggravata, anche se le responsabilità in termini di numero di viaggi e ruoli all’interno della banda sono ben distinti.
In modo pressoché unanime gli imputati hanno indicato nel 44enne iraniano la mente della cellula locale, colui che offriva il lavoro, che aveva i contatti con i passatori esteri, che pagava la tratta dai 110 ai 120 euro per clandestino. In comune le difficoltà economiche, chi perché senza lavoro, chi perché a beneficio dell’assistenza, magari con moglie e figli a carico.
Il sistema era quello delle staffette, passando dai valichi minori non presidiati. Davanti l’auto vedetta, dietro quella con i clandestini prelevati nell’interland milanese, mediamente tre per volta. Direzione Kreuzlingen.
Gli imputati a turno - incalzati dal giudice Amos Pagnamenta - hanno ammesso i fatti contestando unicamente l’importo ricevuto per clandestino e rispettivamente il guadagno finale. Ognuno di loro ha ammesso di sapere l’esistenza di un’organizzazione più grande che gestiva il trasporto dalla Turchia fino in Germania.
Secondo tre imputati, l’anello comunicante con il Ticino era il 44enne iraniano, senza precedenti in Svizzera, ma con un mandato d’arresto pendente in Germania per fatti analoghi. Sul ruolo di mente il 44enne ha respinto l’accusa, sostenendo che erano i passatori italiani a contattare a turno i membri della banda locale. Una versione che non ha convinto la procuratrice Lanzillo. Nella sua requisitoria lo ha indicato come il capo della cellula ticinese, chiedendo infine 4 anni di pena da espiare.
16, 17 e 24 mesi - sospesi per tre anni - invece le richieste per gli altri tre imputati, indicati dalla procuratrice come gli autisti arruolati per compiere il reato.
La sentenza dovrebbe arrivare già domani.
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