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Istruzione
Parola al nuovo rettore: «L'USI dev'essere un motore del Cantone. Le sfide finanziarie? Siano un'opportunità»
©Chiara Zocchetti
©Chiara Zocchetti
Robert Krcmar
2 ore fa
L'università ha presentato il nuovo rettore, Claudio Bassetti, illustrando le priorità e le sfide del momento. Noi, dal ruolo dell'università all'IA, lo abbiamo intervistato

Sarà Claudio Bassetti, neurologo e Decano della Facoltà di medicina dell’Università di Berna, il nuovo rettore dell’università della Svizzera italiana a partire dal primo settembre. Ieri è stato presentato insieme al nuovo direttore operativo, Alan Valnegri, in un incontro con i media in cui sono state discusse anche sfide e priorità dell'ateneo. Termina quindi il ruolo di traghettatore di Gabriele Balbi, il quale ha parlato di mesi intensi in cui si è stati capaci di avanzare su dossier come la riforma del personale. «Lascio in eredità, come l'ho ricevuta, un'istituzione solida. È un'università che - l'ho visto negli occhi delle persone - ha voglia di lavorare assieme», ha spiegato Balbi. Solidità e voglia di lavorare che saranno fondamentali in un periodo in cui il Governo ha deciso di ridurre di 6,5 milioni di franchi i contributi all’ateneo e per cui il rettorato si è mosso con una serie di misure che verranno ora sottoposte al Consiglio dell'USI (si attende una risposta nel corso dell'estate). Tra sfide e motivazioni, oggi è stata l'occasione per intervistare il nuovo rettore.

Come mai ha deciso di intraprendere questa nuova sfida professionale?

«Da un lato perché credo nell'istituzione università e nell'Università della Svizzera italiana. Deve essere il motore dello sviluppo del mio cantone. Io vengo dal Ticino, sono cresciuto in Ticino e dopo una carriera spesa per le realtà esterne è un ritorno alle origini, è anche il desiderio di mettere a disposizione le mie competenze, le mie esperienze, la mia energia per il mio cantone».

Ci sono state due dimissioni prima di lei, questo aspetto l'ha preoccupata?

«No, mi ha reso attento e vorrei qui usare il termine umiltà: non ho mai fatto il rettore, per cui giustamente sono mosso da questo rispetto nei confronti della funzione, ma ho anche grande entusiasmo, una certa esperienza e sicuramente farò tesoro delle eccellenze, delle competenze che esistono già. L'USI è un'università che ha dimostrato grandi capacità negli ultimi 30 anni e questi accadimenti recenti non devono distogliere lo sguardo dalla storia brillante. Sono poi ottimista e sicuro che il futuro è ancora più brillante».

Secondo lei che ruolo deve avere un'università nel 2026?

«Il mondo sta cambiando in una maniera vertiginosa. Pensiamo alle nuove tecnologie, alla digitalizzazione, all'intelligenza artificiale. Ci sono sfide epocali, ambientali, economiche, demografiche. Penso anche ai conflitti in corso, la diminuzione della democrazia, per cui l'università come luogo protetto dove si promuove il dialogo, la capacità di lavorare su opinioni diverse, un luogo dove si forma una nuova generazione per il futuro della società, dove si cerca la verità. Ecco, io credo che il ruolo dell'università oggi è quasi ancora più importante del passato».

Quali saranno le sue priorità?

«Io conosco bene il Ticino, però ecco non conosco dall'interno l'Università della Svizzera italiana, per cui la mia prima priorità è quella di ascoltare, di capire, di incontrare le persone e di vedere se la visione che io ho sviluppato possa essere condivisa. La seconda priorità è quella di vedere se riusciamo a creare una visione d'insieme che possa essere condivisa attraverso tutte le facoltà. Io lo chiamo il nuovo "umanesimo scientifico" e la mia idea è che le varie discipline messe insieme possano offrire di più della somma della singole. La terza priorità sarà quella di capire come possiamo mantenere l'efficienza e la competitività. Si parla di ristrettezze economiche a livello internazionale, nazionale, anche nel cantone. io dico che è anche una chance per puntare su quello che veramente ha valore e magari capire dove possiamo rinunciare a qualcosa».

Ci sono appunto dei tagli anche a livello cantonale. È pronto ad affrontare anche questa sfida?

«Il futuro di questo cantone dipenderà anche da un'università forte, dunque ho la speranza di poter mobilizzare comunque delle risorse che potrebbero essere anche non solo pubbliche, ma anche private, per credere insieme a un futuro di università».

Si è parlato tanto di avere un ospedale universitario anche in Ticino. Cosa ne pensa?

«Ho avuto l'onore di coordinare l'anno scorso il gruppo di lavoro incaricato dal Consiglio di Stato per riflettere su possibilità e criticità di un ulteriore sviluppo. Il rapporto è stato consegnato a inizio anno e adesso siamo in attesa di una decisione per vedere se uno studio di fattibilità che abbiamo proposto verrà poi effettivamente realizzato. Comunque bisognerà essere creativi, coraggiosi e anche realisti, non potrà essere semplicemente la copia di qualcosa che abbiamo in Svizzera, in altri centri universitari, perché non abbiamo né le risorse né le dimensioni».

Uno dei temi del momento è l'intelligenza artificiale. Come la vede?

«È uno strumento col quale dobbiamo confrontarci. L'intelligenza artificiale ha creato un'opportunità di informazione, anche di analisi dei dati incredibile. Però non è in grado di dare il significato profondo all'informazione. Lì avremmo bisogno dell'intelligenza umana. È chiaro che la sfida non è se vogliamo o non vogliamo l'intelligenza artificiale, ma come possiamo integrarla mantenendo però l'essere umano, la persona, i valori che fanno, diciamo, l'essenza del nostro essere come individui e come società».