
«Il dato saliente sono state le dimissioni rassegnate da Claudio Zali alla fine di luglio, che hanno sbloccato una situazione oggettivamente bloccata. Una volta presentate le dimissioni, ora tutto si sta chiarendo pian piano, almeno dal profilo politico. Che la partenza sia adesso o tra un po’ cambia relativamente poco, ma è normale che la decisione presa ieri dal Governo sia stata confermata oggi». Queste le parole di Manuele Bertoli sugli ultimi sviluppi legati al caso Zali. «Dal profilo politico c’è stato un comportamento scellerato da parte di un consigliere di Stato. Il Governo si è visto costretto a prendere posizione e a rispettare quello che ritengo un principio molto importante: la separazione dei poteri», ha dichiarato invece Gabriele Gendotti. «Zali ha una linea chiara, si sa, e il Governo ha fatto effettivamente quanto era nelle sue possibilità, sulla base delle proprie competenze» ha dal canto suo affermato Paolo Beltraminelli. Lo avete capito: abbiamo interpellato tre già Consiglieri di Stato ticinesi sugli ultimi sviluppi e sul tema della crisi istituzionale che sta colpendo il nostro Cantone e che, è stato detto più volte, rischia di minare la fiducia dei cittadini.
«Il Ticino ha la forza di uscirne»
Beltraminelli ha parlato di una fase di incertezza, poiché si tratta di una situazione senza precedenti in Ticino. «Con il nuovo consigliere di Stato saranno fondamentali soprattutto i prossimi sei mesi, durante i quali il Governo dovrà darsi una linea chiara e completa». Ma come ne uscirà il Ticino? «Credo che l’aspetto importante sia che il Governo funziona, prende le sue decisioni, le cose vanno avanti e nulla si è bloccato. Spero che le persone mantengano la fiducia nelle istituzioni nel loro complesso», ha detto Bertoli. «Sicuramente il Ticino dovrà uscirne e avrà anche la forza per farlo, perché le istituzioni e le autorità ci sono e sono forti. Poi, per dirla un po’ fuori dai denti, questa non è solo una crisi istituzionale: è anche una crisi di un partito che ha la maggioranza relativa in Governo. È una situazione difficile, probabilmente anche la conseguenza di un modo di fare politica che, dopo tanti anni, presenta il conto: i nodi vengono sempre al pettine», ha aggiunto invece Gendotti.
I dubbi sulle tempistiche
Esplorando le varie sfaccettature di quanto accaduto negli ultimi mesi, Bertoli ha ribadito un altro aspetto che, a suo avviso, non va assolutamente sottovalutato e che dovrebbe anzi essere approfondito a livello politico: la tempistica con cui sono emersi gli scandali. «Ci sono almeno due fatti resi noti quest’estate: quello relativo alla famosa registrazione audio e quello relativo all’e-mail inviata all’EOC che risalgono a quattro o sei anni fa e che improvvisamente sono emersi tutti insieme, in un momento topico». Per Bertoli, è quindi assolutamente lecito farsi delle domande. «Credo che la domanda non sia peregrina, anzi debba trovare una risposta convincente, anche per convincere quelli come me che vorrebbero essere convinti del fatto che non viviamo in un Paese di dossieraggi».

