
"Giustizia è fatta". È con un sospiro di sollievo che le vittime del contagio con il virus dell'epatite C avvenuto nel dicembre 2013 all'Ospedale Civico di Lugano hanno appreso della condanna dell'Ente ospedaliero cantonale (EOC) per lesioni colpose gravi.
Dopo quasi tre anni di battaglia legale, la sentenza emessa ieri dal giudice Siro Quadri è giunta a meno di un mese dal termine di prescrizione, prospettiva che sembrava farsi sempre più concreta. Invece l'EOC è stato condannato, come le vittime auspicavano.
Ma c'è comunque un aspetto che le vittime non riescono a digerire, ovvero il fatto che l'EOC abbia subito annunciato il ricorso contro la condanna. "Mi ha fatto male l'immediata dichiarazione di appello e mi ha lasciato l'amaro in bocca" dichiara una delle vittime al Corriere del Ticino.
La vittima non ha apprezzato nemmeno il grande impegno messo in campo dall'EOC - a furia di richieste di sospensione, di ricusa dei periti e di annullamento delle perizie - per evitare la condanna o, come dichiarato dal procuratore generale John Noseda, per puntare alla prescrizione. "È terribile e doloroso" afferma. "Non ci si sente assolutamente tutelati e trovo sia veramente vergognoso che siano stati utilizzati tutti questi mezzi, pensando che comunque le nostre difese personali costeranno molto meno di quanto ha speso l'ente cantonale per questo processo."
"E la vertenza andrà avanti in appello, ma con i soldi di chi?" conclude la vittima. "Pagherà un'assicurazione o saranno ancora soldi nostri?"
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