
"Parco nazionale: tra dubbi e opportunità". Con questo slogan ieri il municipio di Cevio ha invitato la popolazione ad una prima serata sul discusso progetto che interessa le Centovalli, la valle Onsernone, la valle Rovana e l’alta Valle Maggia. Finora hanno aderito 11 dei 13 comuni coinvolti: Cerentino e Campo Vallemaggia hanno già fatto un passo indietro. Cevio, prezioso tassello del progetto, è ancora indecisa. E mentre il comune valmaggese sta pensando se cogliere o meno la sfida, c’è già chi ha cominciato a lavorare a un progetto alternativo: quello per un parco regionale, sempre nelle valli del Locarnese. Una soluzione che, a detta dei contrari del parco nazionale, imporrebbe meno vincoli. “Ma il concetto di parco regionale corrisponde a quello di zona periferica, già prevista nel parco nazionale”, ha obiettato ieri sera Samantha Bourgoin, direttrice del progetto di parco nazionale.
Ieri, nella sala multiuso delle scuole di Cevio, c’era molto pubblico, ma poca gente del paesino. Più atteso il secondo appuntamento previsto per sabato 28 marzo. In quell’occasione, insieme al direttore del dipartimento del territorio Marco Borradori, ci sarà Bruno Oberle, direttore dell’Ufficio federale dell’ambiente.
Lo scetticismo dei contrari sembra sia legato alle zone definite centrali. Quelle, come prevede l’ordinanza federale, in cui non è previsto nessun sfruttamento da parte dell’uomo: niente caccia, pesca, impianti sciistici e tagli forestali. “Il progetto Locarnese ne prevede cinque: tutte ubicate in zone discoste e impervie”, come spiega Samantha Bourgoin.
Vivere nel parco nazionale significa non battere più un chiodo? “Sbagliato - ha risposto Bourgoin - tre quarti del comprensorio si trova in zona periferica, dove nulla cambia. Per le zone centrali Berna potrebbe accogliere tutta una serie di eccezioni. Soprattutto per un comprensorio atipico come quello delle valli del locarnese, dove ci sono molti rustici”. CostiIl progetto, nato nel 2000, sta per entrare in una fase importante. Nei prossimi quattro anni la Confederazione non chiederà solo studi, ma anche di stabilire obiettivi concreti. Nel 2011 la popolazione dei comuni interessati dovrà esprimersi sia sul progetto sia sulla “ carta del Parco”. Un documento che conterrà tutte le indicazioni indispensabili per fare il contratto con la Confederazione. Deroghe ed eccezioni comprese. Finora il progetto è già costato un milione e trecentomila franchi. Nei prossimi quattro anni verranno spesi altri quattro milioni: due dei quali in attività realizzate sul territorio.
“Negli ultimi 10 anni sono scomparsi dalle valli del Locarnese un terzo delle imprese e un terzo dei posti di lavoro - ha spiegato in conclusione Bourgoin - Ecco perché è nata l’idea di creare un parco nazionale. Il nostro intento è quello di trasformare l’handicap della regione periferica in un capitale, facendo perno sulla natura intatta e sulle numerose località magnificamente preservate”. [email protected]
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