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Ticino
Parco del Piano, c’è chi dice boh
Redazione
12 anni fa
E ora la Commissione della pianificazione interpella Claudio Zali per sapere da che parte sta

"Sul Parco del Piano di Magadino la Lega dei Ticinesi ha detto di sì, ha detto di no, ha detto forse. Claudio Zali ora ci deve dire da che parte sta”.

La richiesta, ad onor del vero piuttosto perentoria, arriva direttamente dalla Commissione della pianificazione, da tempo immemore china sul progetto. E proprio ora che sembrava tutto stesse finalmente marciando per il verso giusto, attorno all’area di circa 2350 ettari che dovrebbe essere posta sotto particolare tutela ambientale, è tornato a regnare il caos. Colpa del collegamento veloce A2-A13, ma colpa soprattutto, secondo alcuni deputati, dei balletti della Lega dei ticinesi. Ma andiamo con ordine.

Lo scorso 9 settembre la Commissione della gestione aveva dato preavviso positivo al credito di quasi 2,7 milioni di franchi per la realizzazione del Parco. Di più, aveva intimato ai colleghi della Commissione della pianificazione di darsi una mossa. Di chi era il rapporto positivo al credito? Di Attilio Bignasca, il coordinatore di via Monte Boglia. I soldi dunque c’erano e c’erano pure le rassicurazioni del Consiglio di Stato che, nero su bianco, aveva confermato ai commissari che il Parco non avrebbe bloccato in alcun modo la realizzazione del collegamento veloce tanto caro al Locarnese. C’era persino il rapporto che dava finalmente il definitivo via libera al progetto. Ma poi, a sorpresa per alcuni, in modo piuttosto prevedibile per altri, la Lega aveva presentato un rapporto di minoranza. Un rapporto per dire che il Parco non s’ha da fare, almeno fintanto che il collegamento veloce non diventi realtà. Insomma, da un lato la Lega ha detto sì al credito, dall’altro la Lega ha detto no al progetto, almeno per il momento.

È finita che oggi i commissari hanno convocato il direttore del Dipartimento del Territorio per capire da che parte sta. Perché, non bisogna dimenticarlo, anche Claudio Zali appartiene al movimento di via Monte Boglia. Il ministro leghista, tempo un paio di settimane, darà la sua versione dei fatti.

Intanto nessun rapporto è ancora stato firmato e la Lega in Commissione sta valutando se fare dietrofront e scendere a più miti consigli. La polemica ormai però è lanciata e ci si può fare poco.

Secondo il capogruppo PPD Fiorenzo Dadò e il coordinatore dei Verdi Sergio Savoia, il responsabile di questo caos ha un nome ed un cognome. Un nome che i due deputati hanno fatto alla commissione della gestione: Cleto Ferrari. Il collaboratore personale di Zali insomma, si sarebbe dato un gran da fare per mettere i bastoni tra le ruote al progetto. E Dadò e Savoia ad onor del vero non sono i soli a sostenerlo.

La Lega ha detto sì, la Lega ha detto anche di no. Vedremo cosa dirà Zali.

Guarda nel video allegato il servizio di TeleTicino. 

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