
Non hanno lasciato indifferenti le esternazioni del deputato della Destra Paolo Pamini, che oggi dalle pagine delle Corriere del Ticino ha proposto d'introdurre corsi di tiro nella scuola dell'obbligo e facilitare il libero porto di armi tra i civili per combattere il terrorismo.
In una dura presa di posizione, il partito comunista critica il granconsigliere: "Sparate irresponsabili da parte della Destra" è il titolo del loro comunicato, firmato dal segretario Massimiliano Ay.
"Paolo Pamini" si legge, "si era già distinto durante la prima giornata dell’ultima sessione di Granconsiglio con uscite anti-comuniste e - un po’ fuori tempo massimo - critiche verso l’Unione Sovietica, che sembravano degne della guerra fredda. Con il suo articolo apparso oggi sul Corriere del Ticino in cui arriva a proporre l’addestramento para-militare dei bambini nelle scuole, possiamo dire che ha superato se stesso".
Il partito comunista esclude che si tratti di una proposta seria, ma mette in evidenza come questo genere di uscite sono interpretabili solo come provocazioni: "Certamente esse non sono però pungoli per una discussione equilibrata: si tratta semplicemente di vere a proprie sparate irresponsabili che non fanno altro che gettare benzina sul fuoco, in un contesto già sufficientemente teso a livello di sicurezza. Non sarà aizzando la popolazione, armando addirittura anche gli allievi, che si eviteranno gli attentati terroristici e anzi la criminalità potrà solo aumentare".
"Forse Pamini" si continua a leggere, "confonde la Svizzera (le cui tradizioni non sono per fortuna unicamente quella del Knabeschiessen) con quelle del Far West americano: con l’anarchia del possesso delle armi si getta alle ortiche un principio liberal-democratico (a cui lui dovrebbe essere ligio) relativo al monopolio della forza e alla certezza del diritto. Militarizzare poi l’educazione è semplicemente demenziale: nelle scuole si inizia a togliere piuttosto dall’insegnamento della storia la magnificenza della milizia svizzera che represse scioperi e antifascisti".
"I problemi di sicurezza internazionale vanno risolti cercando le cause, senza esasperare i toni" conclude Ay. "La nonchalance con cui oggi si chiama alla guerra e gli stati d’emergenza è preoccupante per la democrazia che si pretende voler insegnare ad altri popoli. Pamini al posto di pensare quindi di immaginare le pistolettate coi cattivi, ricerchi nelle operazioni del neo-colonialismo occidentale, da cui la Svizzera neutrale si dovrebbe dissociare, le cause del terrorismo".
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