
Dal primo di ottobre, a precise e severe condizioni, si potranno tenere manifestazioni con oltre mille persone in Svizzera. Per le partite di calcio e hockey dei professionisti saranno autorizzati unicamente posti a sedere - al massimo 2/3 di quelli disponibili - e vi sarà l’obbligo della mascherina. Per ogni appuntamento con oltre 1000 persone si dovranno presentare piani di protezione soggetti a severe prescrizioni che dovranno essere autorizzati dai Cantoni. Quest’ultimi avranno quindi la competenza per autorizzare manifestazioni sportive o di altra natura, e pure pronunciarsi eventualmente su regole più restrittive. Per avere un parere sulle ultime decisioni prese dal Consiglio federale, i colleghi di Teleticino hanno intervistato il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi. “Le decisioni fanno finalmente chiarezza su come l’autorità federale permette agli organizzatori di grandi eventi di poterli svolgere” commenta Gobbi. “Da un lato c’è stato un aumento delle capacità degli stadi o dei luoghi chiusi, passando da un 50% ai due terzi per gli stadi aperti. Questo è favorevole ai club, ma richiederà comunque degli oneri non indifferenti agli organizzatori. Penso ad esempio ai nostri stadi di hockey nel commutare la zona spalti in zona tribune e di fare implementare dei piani di protezione sulla gestione dei flussi delle persone in accesso e uscita dagli stadi”.
In passato avete detto che potevano esserci molti rischi. Alla luce della decisione odierna si poteva essere più prudenti oppure questa riapertura è giustificata?
“La preoccupazione c’è sempre perché non vogliamo rivivere quanto vissuto all’inizio di quest’anno. Dall’altra parte però c’è anche una gran voglia della popolazione di tornare a questa nuova normalità proprio perché ci si recherà al teatro o allo stadio mettendo la mascherina e comportandoci in maniera più disciplinata. Questo richiede uno sforzo a tutti perché l’obiettivo è permettere lo svolgimento di questi grandi eventi. Il comportamento del singolo è decisivo per continuare su questa linea: un comportamento sbagliato potrebbe annullare tutti gli eventi”.
Si parla di misure severe che i club dovranno adottare, cosa vuol dire?
“I piani di protezione sono importantissimi. Li abbiamo già discussi con i club durante l’estate, dando loro i paletti che già il Consiglio di Stato intendeva dare. Ora si tratterà di declinarli su ogni singola infrastruttura. Non ci si potrà comportare come prima all’interno dello stadio, non ci si potrà alzare e muoversi liberamente come prima, proprio perché ogni singolo contatto in più con chi ho vicino di posto rischia di aumentare il numero dei contatti in caso di positività. Il Consiglio federale ha posto al centro anche la capacità dei Cantoni di garantire il contact tracing, su questo siamo pronti ma l’obiettivo è di gestire assieme con organizzatori, autorità cantonali e comunali, frequentatori di eventi, in modo da poter permettere lo svolgimento corretto di queste manifestazioni”.
Da oggi la competenza decisionale passa ai Cantoni. Qualche settimane fa aveva detto che l’obiettivo era quello di trovare una linea comune con tutti gli altri Cantoni per non avere differenze sostanziali. È cambiato qualcosa?
“Sin dall’inizio della crisi i Cantoni sono chiamati ad applicare come organi esecutori le direttive federali e verificare che vengano rispettate da chi organizza o si comporta in maniera corretta sul territorio. L’aspetto di coordinamento sarà importante perché oggi ci sono alcuni paletti, ma mancano alcuni dettagli. Aspettiamo il rapporto esplicativo del Consiglio federale per capire se ci sono gli elementi per garantire già oggi un’uniformità d’applicazione di queste normative tra i Cantoni. L’obiettivo è evitare che a Lugano o a Davos vi sia differenza di applicazione. Questo anche per rispetto nei confronti degli organizzatori che devono essere trattati in modo uguale”.
Avete parlato molto con le società sportive. Quanto deciso oggi da Berna riesce a rispondere alle esigenze dei club sportivi?
“Sì, perché la paura era che con un 50% non si riuscisse a garantire quell’economicità del finanziamento dell’evento. Le infrastrutture oggi sono limitate, alcune più predisposte e altre meno, gli investimenti che dovranno essere fatti saranno comunque importanti. Commutare gli spalti in tribuna sono investimenti provvisori che richiedono sforzi. Tutto dipenderà da come gli spettatori e tifosi si comporteranno per garantire una riuscita corretta delle manifestazioni”.
Come dobbiamo aspettarci lo sport?
“Queste misure richiederanno maggior disciplina e minor libertà all’interno dello stadio. Non ci si potrà alzare liberamente. Magari verrà consegnata al posto la consumazione. Si dovrà portare sempre la mascherina, non ci si potrà alzare. Queste sono limitazioni che contrastano un po’ con la nostra concezione. Dall’altra parte è la necessità e il compromesso per poter svolgere questi grandi eventi che hanno bisogno di regole chiare, gestire il virus insieme significa anche limitare i nostri comportamenti”.
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