
La Svizzera e il Ticino continuano a non essere più una meta ambita da «padroncini» e lavoratori distaccati dell'edilizia d'oltreconfine. Il numero di ditte notificate è in linea con gli scorsi anni, stabile su un livello dimezzato rispetto a 10 anni fa. È quanto emerge dal bilancio 2025 dell'Associazione Interprofessionale di Controllo (AIC) presentato a Bellinzona. Per l'AIC, però, non è il caso di abbassare la guardia. La conferenza è stata anche l'occasione per prendere posizione sull'iniziativa del «No ad una Svizzera da 10 milioni». Ticinonews era sul posto per saperne di più.
I motivi della stabilità
«In Ticino questo è dovuto al fatto che ad oggi ci sono più occasioni di lavoro oltreconfine. Diversi dipendenti e indipendenti lavorano oltreconfine. Inoltre da noi la situazione generale non è più florida come una volta. Gioca un ruolo anche la situazione geopolitica, che influenza le scelte d'investimento», spiega il presidente di AIC Renzo Ambrosetti. In controtendenza le assunzioni di corta durata: «come a livello svizzero registriamo un incremento che passa dalle agenzie di collocamento», prosegue Ambrosetti. Per l'associazione che vigila sul rispetto delle norme di lavoro svizzere da parte delle aziende edili e di artigianato estere, però, non è il caso di abbassare la guardia. Su 1'160 controlli effettuati nel 2025, gli enti preposti hanno riscontrato 118 infrazioni della procedura di notifica, a cui sono sottoposte le ditte che operano in Svizzera. Più in generale, l'Ufficio per la sorveglianza del mercato del lavoro ha sanzionato 77 ditte. L'Ufficio dell'ispettorato del lavoro ne ha sanzionate 214, le commissioni paritetiche cantonali 130. Ad essere sempre più frequenti sono anche i casi di imprenditori che propongono lavori edili a persone fragili, per poi condurli male o in maniera incompleta; «delle situazioni drammatiche per chi deve subirle», spiega il segretario Nicola Bagnovini, illustrando la vicenda vissuta da una donna di 86 anni.
L'iniziativa sui 10 milioni "sciagurata"
La presentazione del documento è stata anche l'occasione per l'AIC di prendere posizione sui temi politici d'attualità. Da una parte salutando il mantenimento delle misure d'accompagnamento negli accordi Bilaterali III con l'Ue. Dall'altra, evocando la possibilità che questo stesso pacchetto - e anche i precedenti - siano messi in pericolo da un'eventuale entrata in vigore dell'iniziativa «No ad una Svizzera da 10 milioni», definita «sciagurata». Secondo Renzo Ambrosetti, il rischio è la «scomparsa dell'AIC: «cadendo la libera circolazione delle persone, cadrebbero anche tutte le relative misure d'accompagnamento. Non potremmo più condurre il controllo del mercato del lavoro come facciamo oggi, cadendo la relativa base legale legata agli accordi internazionali», spiega Ambrosetti. Inoltre, «i frontalieri potranno ancora entrare come prima. Anzi, aumenteranno, perché chi oggi è residente in Svizzera tornerebbe a vivere oltreconfine per ricongiungersi con i propri famigliari. Con buona pace delle fandonie raccontate: aumenta il traffico, l'inquinamento e i problemi», conclude Ambrosetti.

