
Si è aperto ieri alle Assise correzionali di Lugano un processo molto delicato, tutto indiziario, che vede alla sbarra un 44enne padre del Luganese, accusato di atti sessuali con fanciulli e coazione da parte della figlia.
I fatti si sarebbero svolti nel 2009, quando la figlia aveva 12 anni. La ragazzina accusa il padre di averla toccata nelle parti intime, masturbandosi, e di averla poi costretta al silenzio, minacciandola se avesse proferito parola con la madre ("se parli, la mamma andrà in manicomio e tu in collegio", avrebbe detto).
Il padre, dal canto suo, respinge ogni addebito, sostenendo che la figlia abbia travisato il suo atteggiamento.
Una tesi, la sua, rafforzata da un precedente. Già nel 2007 la moglie e madre della ragazza, in fase di divorzio dal 44enne, aveva esternato pubblicamente accuse circa abusi sessuali da parte del consorte nei confronti della figlia. In seguito era stata aperta una procedura che aveva tolto all'uomo la possibilità di incontrare la bimba. Ma l'inchiesta era terminata in un nulla di fatto, tanto che alla fine all'uomo non era stato solo ripristinato il diritto di visita, ma anche concesso di portare in vacanza la figlia.
La difesa dell'uomo, rappresentata dall'avvocato Davide Corti, considera fondamentale questo precedente e chiede il proscioglimento, anche alla luce del presunto atteggiamento contraddittorio di una madre iperprotettiva che avrebbe ribaltato sulla figlia le proprie paure.
La procuratrice pubblica Valentina Tuoni, invece, considera la testimonianza della vittima "credibile, lineare e coerente" e chiede per l'uomo una pena di 20 mesi sospesi.
La sentenza verrà pronunciata dalla corte presieduta dal giudice Amos Pagnamenta verosimilmente nel primo pomeriggio di oggi.
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