
Tira aria di referendum sul pacchetto fiscale presentato recentemente dal Governo. La riforma, ideata dal DFE e dal DSS, che tra le sue misure prevede, da un lato di ridurre le imposte alle aziende e ai grandi ricchi, e dall’altro di investire nel sociale, grazie ad un maggior prelievo in busta paga ai dipendenti, non va proprio giù ad UNIA.
Per il sindacato non si possono ridurre le imposte ai benestanti, e poi investire nel sociale grazie ad un prelievo diretto nelle tasche dei cittadini. UNIA dunque promette battaglia. Ma se il parlamento approvasse il pacchetto, il sindacato sarebbe pronto a lanciare un referendum?
"Se necessario, certamente, noi esprimiamo criticità di fronte all'impostazione di questa riforma che favorisce nuove politiche di defiscalizzazione. Oltretutto c'è un altro problema, dato che si pone il Parlamento di fronte ad un ricatto. Perché se passa una misura e un altra no, cade tutto il pacchetto. Questo approccio pone dei problemi di natura giuridica come ha evidenziato una sentenza del Tribunale federale su un caso anlogo romando", afferma il segretario di UNIA Enrico Borelli.
E il sindacato non è l’unica voce critica sugli sgravi. L’MpS ha già preannunciato di voler partecipare ad un eventuale referendum come pure il Forum Alternativo. Il PS invece ha deciso di partecipare alle riunioni dei referendisti ma deciderà in seguito se aderire al referendum. Poi c’è chi come l’UDC ha deciso di bocciare il pacchetto e sul referendum resta attendista.
Mentre la Lega sta discutendo al suo interno. Da via Monte Boglia giunge voce che una parte del movimento, l’ala sociale per intenderci, abbia espresso diverse perplessità sul pacchetto. Sinonimo forse che il referendum potrebbe incassare un sostegno trasversale?
"È probabile. Emerge che il Governo è coeso, ma all'interno della società ci sono delle realtà diverse" conclude Borelli.
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CF
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