
C’è chi è al lavoro, chi lavora da casa, chi non lavora, chi si gode la famiglia. Ognuno sta vivendo questo periodo diverso da tutti gli altri a modo suo. Se per qualcuno è un tempo piuttosto leggero, ci sono famiglie per le quali è il più pesante mai vissuto. Coloro che hanno un caro ricoverato all’Ospedale La Carità di Locarno o alla Clinica Moncucco (o altrove), affetto da una forma grave di Covid-19. Ma la stessa situazione è la medesima per chiunque abbia un famigliare malato, anche di un’altra patologia (perché quelle purtroppo non sono sparite) in un altro ospedale e non gli è permesso fagli visita. Non era mai successo in modo generalizzato, che i cari non potessero stare vicini a un amato che soffre.
Le regoleDa settimane le visite sono sospese. Per tutti, non solo per i malati Covid-19, una scelta fatta per necessità sanitarie e condivisibile, ma che ha inevitabilmente degli effetti collaterali: si vive attaccati al telefono, si attende con paura che squilli, la mente fa mille ipotesi sul tenore della telefonata di oggi. Per placare un po’ l’ansia dei parenti, nei giorni scorsi L’Ospedale Regionale di Locarno ha inviato una circolare ai famigliari per chiarire quali sono le possibilità di contatto. “I pazienti che sono in condizioni di salute tali da poterne usufruire, utilizzeranno i servizi di telefonia o videochiamata per restare in contatto con voi”, si legge.
Chi non può telefonareMa la solitudine di chi sta dentro e fuori emerge per i casi più critici, “se il vostro caro è ricoverato in Medicina intensiva, il team curante si impegna a informarvi ogni giorno sull’evoluzione del suo stato di salute tramite una telefonata che avverrà nel pomeriggio o in serata”. La stessa procedura funziona per i malati non Covid-19 che non possono mettersi in contatto direttamente. Procedura identica anche alla Clinica Moncucco, da dove ci spiegano: “È il team curante (medici e infermieri) ad essere in contatto con i famigliari. I colloqui avvengono regolarmente e al bisogno, ma almeno una volta al giorno”.
E se non squilla?E cosa fare se la telefonata non arriva? “Qualora, diversamente da quanto promesso, un giorno non riuscissimo a chiamarvi (perché occupati a gestire l’emergenza o per accordi presi con il vostro famigliare), vi preghiamo di non allarmarvi. Sarà infatti nostra premura contattarvi sempre e tempestivamente in caso di cambiamento dello stato di salute del vostro caro”. Anche se il desiderio e la paura sono forti, l’invito è quello di non telefonare “vi chiediamo di contattarci unicamente per situazioni di urgenza, che non possono attendere ed essere risolte tramite la nostra telefonata”.
Necessità di controlloAspettare, non sapere, non telefonare, mentre qualcuno che si ama sta lottando per la propria vita. È quanto di più innaturale si possa vivere. “Gli esseri umani sono presi tra alcuni elementi che non sempre si possono raggiungere: uno di questi è conoscere la condizione delle persone a cui vogliamo bene, il secondo è avere il controllo sulle cose”, ci spiega lo psicologo e psicoterapeuta Tazio Carlevaro. “Oggi nella realtà non funziona così, ci troviamo in una situazione particolare in cui ci troviamo separati. Questo ci fa stare male perché è contrario alla natura umana: non possiamo vedere, non possiamo sapere, non possiamo controllare”.
La speranza e l’azione“La speranza, bisogna dirlo, non aiuta la persona che sta male, ma aiuta chi sta fuori”, continua Carlevaro. “Da questo punto di vista le persone religiose hanno forse un bagaglio superiore, possono sperare nella divina provvidenza”. Ma ad aiutare veramente, secondo lo psicologo, è l’azione: “Dobbiamo accettare che le cose sono così, quando uno è preoccupato i pensieri di preoccupazione arrivano a frotte. Bisogna impegnarsi in qualcosa, in qualcosa che abbia un senso”. Ma più che guardare la televisione e correre dietro alle notizie, il consiglio è fare altro: “La televisione la si può guardare, ma è un’attività passiva, ci serve un elemento di attività: piantare delle piantine, riprendere un progetto che si era lasciato da parte, qualcosa che sia per noi sensato”.
La forza che non credevi“Ogni tanto bisogna parlarsi, parlarsi a voce alta”, spiega Carlevaro. “Alla fine molti scopriranno di essersi dimostrati più forti di quello che pensavano. Verrà fuori la sostanza umana, che è molto più complessa di quanto immaginiamo. Le difficoltà esistono, ma di solito l’essere umano le affronta e le supera”.
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