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Ticino
Oscar Mazzoleni risponde al Mattino
Oscar Mazzoleni risponde al Mattino
Oscar Mazzoleni risponde al Mattino
Redazione
9 anni fa
Il politologo ticinese prende posizione su frasi erratamente attribuitegli

Le questioni di politica ticinese - a maggior ragione quando esiste la concreta possibilità che un candidato della svizzera italiana possa entrare in Consiglio federale - suscitano sempre molto interesse alle nostre latitudini. Negli scorsi giorni, le parole sulla successione di Burkhalter del politologo Oscar Mazzoleni, rilasciate a un quotidiano svizzero tedesco, sono state riportate a più riprese dalla stampa ticinese. Per questo motivo, il direttore dell’Osservatorio della vita politica regionale dell’Università di Losanna, ha voluto fare chiarezza su affermazioni, in parte sbagliate, attribuitegli.

Segue qui il comunicato stampa integrale:

"In queste settimane, la campagna elettorale per l’elezione della successione di Didier Burkhalter è diventata intensa. Lo è soprattutto in Ticino, dove si inserisce, come ho avuto modo di richiamare in una intervista rilasciata di recente alla “Luzerner Zeitung”, in una campagna permanente che si svolge sovente, e da anni, a colpi di attacchi personali e strumentalizzazioni".

"Ne è la riprova anche un articolo uscito nell’ultimo numero del “Mattino della Domenica”, a pagina 2, dove peraltro mi si attribuiscono affermazioni che non ho mai proferito, né alla stampa d’Oltralpe, né altrove. Per evitare ulteriori fraintendimenti è bene precisare che il sottoscritto non ha mai detto che la Lega dei ticinesi “starebbe sabotando l’elezione di un Consigliere federale ticinese per meri interessi di bottega”. Se questo sia vero o meno, non lo so. Ma di certo, senza averne le prove, non avrei potuto affermare una cosa del genere. In effetti non l’ho fatto".

"Inoltre, mi si attribuisce un’altra affermazione che non ho mai né pensato né pronunciato, secondo cui “Cassis è contestato solo in Ticino”. C’è poi l’affermazione, quella sì effettivamente riportata da alcuni quotidiani svizzero-tedeschi, secondo cui “con l’elezione di un Consigliere federale ticinese la Lega dei ticinesi perderebbe un argomento chiave”. Nel contesto dell’articolo da cui è estrapolata, si capisce abbastanza bene il significato di questa mia affermazione. La Lega ha sviluppato fin dalle origini una denuncia delle presunte discriminazioni espresse dagli svizzero-tedeschi, o meglio dagli eredi dei “Landfogti”, nei confronti del Ticino. Se venisse eletto un ticinese in Consiglio federale, sarebbe difficile accusare semplicemente e unicamente i Landfogti di decisioni ritenute lesive degli interessi ticinesi. A questa condivisione di responsabilità si dovrà dunque preparare chiunque dal Ticino - un cantone che ha avuto in questi anni relazioni spesso difficili con Berna - vorrà e potrà occupare un posto in Consiglio federale".

"Più in generale, quanto accaduto in questi giorni mostra come nell’arena pubblica nessuno si sottrae alle possibili strumentalizzazioni di parte. Ciò vale anche e soprattutto in Ticino, dove questi fenomeni sono particolarmente favoriti dalla polarizzazione politica e dalla concentrazione dei media. Tuttavia, rimango convinto che il compito del politologo che guarda alle scadenze elettorali non sia quello di dare indicazioni su chi deve essere eletto o meno, ma fornire interpretazioni e chiavi di letture al pubblico su quanto accade, anche se non condivise da tutti".

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