
Fuori da Palazzo la decisione è passata quasi in sordina. Dentro, non ha mancato di far arricciare il naso a parecchi dipendenti statali. A creare malcontento la decisione del Governo di cancellare parte delle ore in esubero accumulate dai dipendenti durante l'orario di lavoro. "Un furto statale delle ore in eccedenza", commentava qualche settimana fa il sindacato VPOD.
Al centro della vertenza la nuova direttiva - approvata lo scorso luglio dal Governo - che intende abbattere le ore prestate in eccedenza evitando che in futuro i dipendenti possano accumularne di nuove in modo eccessivo e incontrollato. Un principio condiviso anche dal sindacato che tuttavia si è scagliato contro le modalità con cui il Governo ha deciso di implementare la misura, cancellando - secondo il sindacato - le ore in eccedenza.
La riduzione - ci spiega il segretario della vpod Raoul Ghisletta - avviene in due tappe: dal primo gennaio 2015 le ore in eccedenza accumulate negli scorsi anni sono state abbattute a 168. Con buona pace di chi per esempio - sull'arco di un intera carriera - ne ha accumulate fino a mille. La seconda tappa scatterà il 31 marzo 2016. Quando sul saldo delle ore in eccedenza non saranno ammesse più di 50 ore all'anno. Conseguenza? "Le ore che superano le 50 sono automaticamente riportate a 50" si legge sulla direttiva.
Un furto secondo il sindacato che da subito ha chiesto la cancellazione delle direttiva e un incontro urgente col Governo. Incontro che lo scorso 4 marzo infine c'è stato: Il consiglio di stato ha dato disponibilità per esaminare unicamente i casi particolari, a patto che questi siano comprovati da dati. Insomma per coloro che hanno accumulato ore eccedenti per motivi giustificati si potrà entrare nel merito di un eventuale recupero. E in quest'ottica si sta muovendo il sindacato VPOD che in questi giorni sta allestendo la documentazione che verrà sottoposta in prima battura al DFE.
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