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Ticino
Orari dei negozi: saltano le trattative
Redazione
17 anni fa
L'OCST fa dietrofront e blocca l'accordo. Ma la DISTI ci crede ancora, Lucibello: "Questa legge è importante e necessaria"

L’intesa c’era, ora invece è finita o perlomeno si è arenata. Lo afferma Meinrado Robbiani, segretario cantonale dell’OCST, in merito al progetto di legge sulle aperture dei negozi. Dipartimento delle finanze ed economia (DFE), Federcommercio e sindacati si erano trovati d’accordo - lo scorso 23 aprile - sui nuovi orari di apertura, prolungando di mezz'ora la chiusura dei negozi. Contraria invece, l’UNIA. Ma oggi anche l’OCST fa dietrofront e punta il dito in particolar modo sulla Disti, i Distributori ticinesi. Meinrado Robbiani dichiara in una nota stampa inviata ai giornalisti: “Contrariamente alle enunciazioni iniziali, i commercianti (in particolare la Disti) sono ricaduti in posizioni di tentennamento e di freno rispetto alla condizione posta dai sindacati per un adeguamento della legislazione sugli orari di apertura”. Per il sindacato cristiano sociale le premesse per lavorare assieme non ci sono più. E va addirittura oltre chiedendo al DFE di “bloccare il progetto di legge sugli orari di apertura”. Ma non solo, sollecita inoltre la direttrice Laura Sadis a “non concedere nemmeno le deroghe che dovessero essere chieste dalla Federcommercio e dalla Disti fintanto che i commercianti non dimostrino di sapere dare una risposta concreta alla legittima e fondata richiesta di un contratto collettivo di lavoro e di una comunità contrattuale forte”. “Le organizzazioni del personale (OCST, Sic, SIT) hanno sempre ribadito che qualsiasi soluzione sul versante degli orari di apertura è indissociabile da una migliore regolamentazione delle condizioni di lavoro per il tramite di un contratto collettivo di lavoro diffuso a tutta la categoria. In questo modo - prosegue Robbiani - si garantirebbe non solo una più solida protezione del personale di vendita ma, grazie ad una comunità contrattuale autorevole, anche una gestione più ordinata e equilibrata del settore (autorevolezza tanto più necessaria se si intendono governare in modo coordinato le aperture dei negozi in un contesto legale più flessibile)". Insomma, secondo l’OCST i commercianti “non manifestano una tangibile volontà di imprimere una svolta qualitativa alla regolazione del settore, puntando su un dialogo costante e strutturato tra gli interlocutori sociali. Le organizzazioni dei commercianti si rilevano in questo modo incapaci di cogliere il loro ruolo sociale e la responsabilità che ne deriva”.La replica della DISTI“Innanzitutto - afferma Enzo Lucibello, presidente della DISTI - vorrei chiarire con i partner sociali il motivo per cui queste trattative sono state interrotte unilateralmente. Per il momento mi sembra troppo presto per esprimermi". "Ma come più volte ribadito - aggiunge - la DISTI è il forse l’unico parner che a livello sociale ha dei contratti collettivi, anche a livello nazionale, superiori al contratto collettivo vigente in Ticino in questo momento. Quindi le condizioni che noi diamo ai nostri collaboratori sono superiori a questo contratto. Quello che la DISTI da anni va dicendo è che è contraria ad un contratto collettivo di carattere obbligatorio e generale per tutti. Ma questo non lo può decidere la DISTI né i sindacati. È solo una questione di legge”. "Questa legge - conclude - è importante e necessaria per mettere ordine nel settore della vendita. Anche i consumatori devono poter capire quando e come i negozi sono aperti. Oggi, con il sistema delle deroghe, non si riesce a capire né come, né dove, né quando i negozi sono aperti”.  Foto CdT Alessandro Crinari

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