
Concentrazione in vista nel settore svizzero delle telecomunicazioni: Orange e Sunrise hanno annunciato oggi l'intenzione di fondersi. Le due imprese, oggi filiali dei giganti della telefonia France Télécom e TDC, verrebbero unite in una nuova società controllata al 75% dai francesi e al 25% dai danesi. L'operazione aumenterebbe il peso del secondo operatore telecom svizzero (oggi Sunrise), in concorrenza con Swisscom: ma secondo l'ex mister prezzi Rudolf Strahm rappresenterebbe una catastrofe per i clienti, che si troverebbero alla mercé di un duopolio. La fusione non rappresenta una sorpresa: un mese fa il direttore finanziario di France Télécom (FT) aveva fatto il punto sulle discussioni in corso, parlando di un avvicinamento volto a meglio rivaleggiare con Swisscom. Oggi è però giunto l'annuncio ufficiale da parte dei due gruppi europei. Il contratto, che dovrebbe essere firmato in via definitiva nella seconda metà di febbraio, prevede il pagamento di 1,5 miliardi di euro (2,3 miliardi di franchi) da FT al gruppo di Copenaghen. La nuova società avrà poi il diritto di acquisire il 25% in mano alla TDC nei primi trimestri degli anni 2012, 2013 e 2014. Ma anche FT, a partire da dodici mesi dalla transazione, potrà esercitare un'opzione di acquisto del 25% rimanente delle azioni, a un prezzo minimo di 1,2 miliardi di euro, più un interesse annuo del 7%. Al più presto fra tre anni la nuova entità potrebbe inoltre entrare in borsa. Presidente della direzione dovrebbe essere l'attuale numero uno di Orange Svizzera, Thomas Sieber. Il direttore di Sunrise, Christoph Brand, rimarrà da parte sua al suo posto sino a quando la transazione sarà ultimata. In seguito sorveglierà il processo di integrazione, per poi infine dedicarsi ad altri compiti al di fuori del gruppo. Dalla fusione dovrebbe nascere un'azienda con più di 3,4 milioni di clienti di telefonia mobile (38% del mercato) e 1,1 milioni di telefonia fissa e in connessione a banda larga (13%). Il giro d'affari (stimato sui dati fine 2008) è valutato a 3,1 miliardi di franchi, l'utile operativo a 809 milioni. Dall'unione delle loro filiali FT e TDC si aspettano sinergie a livello operativo (circa 200 milioni di franchi all'anno) e sugli investimenti: globalmente si parla di risparmi per 3,2 miliardi di franchi. I costi dell'integrazione sono per contro valutati a 140 milioni di franchi. Mancano però precisazioni riguardo alle conseguenze per l'impiego. La fusione dovrà essere valutata dalla Commissione della concorrenza (Comco). Finora l'operazione non è stata ancora comunicata all'autorità di sorveglianza: appena lo sarà partiranno le verifiche, ha indicato il vicedirettore della Comco Patrick Ducrey. Anche l'Ufficio federale delle comunicazioni (UFCOM) e la Commissione delle comunicazioni (ComCom) non conoscono ancora i dettagli. Sebbene FT e TDC sottolineino i vantaggi dell'operazione per i consumatori - migliore copertura della rete di telefonia mobile e numero più elevato di succursali del proprio operatore - la scomparsa di un attore presente sul mercato avrà conseguenze per la concorrenza. Rudolf Strahm: "Una catastrofe assoluta, soprattutto per i clienti" Se dovesse effettivamente verificarsi la fusione sarebbe «una catastrofe assoluta, soprattutto per i clienti», sostiene l'ex preposto federale al controllo dei prezzi Rudolf Strahm. In un'intervista pubblicata sul sito online Tagesanzeiger l'economista mette in guardia dalla nascita di un duopolio in cui i due principali attori potranno dominare a loro piacimento il mercato. «La Comco deve assolutamente impedire l'operazione», afferma l'ex consigliere nazionale (PS/BE). A suo avviso infatti una vera concorrenza fra il nuovo operatore e Swisscom non è possibile. Sempre secondo Strahm se la Comco non interverrà toccherà alla Commissione delle comunicazioni, quale autorità di regolamentazione,
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