
Deluso, ma per nulla abbattuto. Dopo che ieri il Gran Consiglio ha bocciato la tassa di collegamento da lui proposta, il consigliere di Stato Claudio Zali non intende affatto arrendersi, anzi.
"Mi chiedevo come avrei occupato taluni giorni di queste festività" ha dichiarato ai microfoni di Radio 3i. "Ebbene, mi metterò al lavoro sul messaggio. Cercherò di battere il ferro finché è caldo, cercherò di fare un buon lavoro che permetta anche ai partiti che oggi hanno chiesto una riflessione supplementare, un lavoro che permetta loro di aderire senza più riserve a quello che andremo a proporre."
PLR, PPD e UDC, infatti, hanno bocciato la tassa a carico dei grandi generatori di traffico, perché vogliono "valutare più approfonditamente le sue conseguenze giuridiche, economiche ed ambientali."
Zali ha ricordato loro che la tassa in questione era già stata approvata dal Gran Consiglio nel 1994, ma che non era mai entrata in vigore solo perché il Governo non aveva mai emanato il relativo regolamento di applicazione. E dal 1994, "la situazione si è degradata", ha aggiunto il ministro.
Per cui il direttore del Dipartimento del Territorio non vuole perdere tempo. Durante le feste preparerà il messaggio che sottoporrà poi al Gran Consiglio. "Allora vedremo qual era il problema..."
Infine, in merito al polverone scatenato dalle sue esternazioni di ieri, quando ha definito i deputati PLR, PPD e UDC dei "soldati", Zali ha affermato: "È stato un dibattito dai toni accesi, credo che in aula ogni tanto ci possano stare, non vi è mai nulla di personale nelle parole di nessuno, non c'è mai l'intenzione di offendere, né ci si sente offesi. Almeno io non mi ci sento, quando si viene messi in discussione personalmente."
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