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Ora parla Zali
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Redazione
11 anni fa
Il consigliere di Stato fa chiarezza sulla decurtazione dei 54 milioni: "In Commissione nessuno ha detto nulla"

"Ricatto? Macché, si tratta unicamente di una doverosa correzione contabile."

Claudio Zali è categorico nel rispondere alle accuse lanciategli da Fiorenzo Dadò e da Gabriele Pinoja in seguito alla richiesta di decurtare dal credito per i trasporti pubblici i 54 milioni di introiti che la tassa di collegamento dovrebbe consentire di incassare nei suoi tre anni di prova.

Intervistato dal CdT e dal GdP, il consigliere di Stato leghista spiega innanzitutto che non è stato lui a sollecitare la Commissione della gestione e delle finanze, ma che sono stati i commissari a chiamarlo. Lui martedì si è presentato ed ha fatto un discorso contabile. "Si trattava di essere coerenti con la gestione contabile: il credito quadro stabiliva un importo indipendente dalla tassa di collegamento perché questa non esisteva ancora come legge dello Stato" dichiara Zali. "Nel frattempo il Gran Consiglio l'ha adottata e, visto che l'importo è vincolato alle esigenze del trasporto pubblico, è chiaro che adesso bisognerà ridurre il credito quadro che viene pagato con la cassa ordinaria dello Stato. Se non l'avessi fatto, avrei prestato il fianco all'accusa che non si tratta di una tassa vincolata al trasporto pubblico, ma che è un modo per fare cassa."

Zali critica poi l'atteggiamento dei capogruppo di PPD e UDC, che invece di esporgli le loro perplessità di persona hanno preferito farlo tramite la stampa. "In Commissione nessuno ha parlato, e ritengo che se si chiama un consigliere di Stato in audizione lo si interpella in quella occasione, senza fare poi delle sparate sui media. Ho letto sul Corriere che questa persona (Dadò, n.d.r.) ha riconosciuto di essersi trattenuta per non parlare. Ecco: per quello che mi riguarda poteva continuare a farlo."

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