
Sono, ovviamente, dedicati ai temi delle votazioni di ieri, gli editoriali dei tre quotidiani ticinesi di oggi.
Due di loro, il Corriere del Ticino ed il Giornale del Popolo, presentano un editoriale di analisi sulla cassa malati unica, mentre La Regione affronta il tema della partecipazione a Expo 2015. In modo, diciamolo, piuttosto provocatorio.
Ma iniziamo dalla cassa malati unica.
Corriere del Ticino
"La sanità non va messa sottosopra" titola il CdT, con un editoriale a firma del redattore cantonale Giovanni Galli.
Il quale sottolinea che il voto di ieri rappresenta la terza volta, negli ultimi undici anni, in cui gli svizzeri hanno rilegittimato l'assetto assicurativo della sanità, "esprimendo un chiaro no all'introduzione di un sistema di monopolio."
Giovanni Galli ricorda una battuta dell'ex consigliere federale Pascal Couchepin, che nel 2007, ad urne ancora calde, disse che "avanti di questo passo ci sarebbero voluti da uno a due secoli per ottenere un cambiamento di sistema."
Da allora il consenso per la cassa unica è leggermente cresciuto, sottolinea Galli, ma "l'alleanza rossoverde, accompagnata in Ticino dalla Lega, esce ancora una volta con le ossa rotte."
"Per migliorare la sanità non bisogna metterla sottosopra, bisogna insistere in modo pragmatico con le riforme", è l'indicazione che il popolo ha fornito, scrive il CdT.
Tacciando di alibi l'argomento dei molti soldi investiti dalle casse malati durante la campagna di votazione. "Si sono fatte anche molta pubblicità negativa con i premi pagati in eccesso e con un sensibile aumento tariffario per il 2015" ricorda il quotidiano di Muzzano.
Secondo cui le ragioni della riconferma del sistema attuale sono sostanzialmente quattro: il timore di fare un salto nel buio, il timore che una cassa unica non avrebbe affatto favorito il risparmio, le differenza regionali nel rapporto con gli assicuratori e, da ultimo, la convinzione che le casse malati private svolgano un ruolo essenziale nel controllo dei costi.
"Ora spetta all'autorità e agli assicuratori darsi da fare per migliorare il sistema, pena ritrovarsi tra qualche anno di nuovo daccapo" conclude Giovanni Galli. "Il voto non attenua l'esigenza né di un'efficace sorveglianza dell'assicurazione malattia, né quella di pensare ad un nuovo sistema di finanziamento, che prenda in considerazione l'aumento dei costi dovuti all'invecchiamento. Perché prima o poi il nodo ritornerà al pettine."
Il Corriere del Ticino dedica alle votazioni di ieri pure un secondo editoriale, a firma del caporedattore cantonale Gianni Righinetti, che commenta il voto su Expo 2015. "Con i diritti popolari non si gioca" scrive Righinetti, secondo cui "rispettare il voto popolare significherebbe non andare affatto ad Expo 2015."
"Anche se ormai sarebbe un po' troppo tardi (per fare un passo indietro, n.d.r.) e purtroppo il Governo in questi mesi ha cercato vie d'uscita, ma senza mai fare mimimamente autocritica" aggiunge Righinetti.
"La vicenda dell'Expo ha ormai fatto perdere un po' la faccia a tutti, in primis al Consiglio di Stato che da sempre si è fatto un baffo di quanto stava accadendo e che dovrebbe imparare la lezione da quanto accaduto" commenta ancora Righinetti. "Quando c'è un referendum c'è un referendum. Fino al voto non ci si deve muovere, anche se in precedenza sono stati commessi errori."
Secondo Righinetti, "vittoria a parte, anche la Lega non ne esce a testa alta dal profilo istituzionale. I leghisti prima erano pronti ad andare a Milano, ma non spendendo 3,5 milioni di franchi, bensì al massimo 1,9 milioni, circa quanto si investirà ora grazie al contributo dei privati e del fondo Swisslos. Ma poi hanno usato questo referendum come strumento di lotta interna per dare una lezione ai leghisti istituzionali (Michele Foletti e Marco Borradori) ed imporre la linea dei movimentisti di via Monte Boglia. Una mossa tesa a chiarire la leadership che potrebbe produrre nuovi attriti."
"Se tutto andrà come previsto dagli organizzatori e dal Governo" scrive ancora Righinetti, "l'Expo di Milano il prossimo 1° maggio aprirà i battenti e il Ticino ci sarà, seppur andandoci con la ruota di scorta. (...) Quello che rimane è però un fardello molto pesante e dalle conseguenze non esattamente calcolabili. Il Consiglio di Stato deve essere cosciente di aver costituito un precedente pericoloso. (...) Il cittadino potrebbe essere sempre più tentato di dire: "Ma perché andare a votare dato che poi fanno quello che vogliono?". Con i diritti popolari non si gioca."
Giornale del Popolo
"Casse avvisate, mezze... salvate" titola dal canto suo il GdP, il cui editoriale è firmato dal direttore Claudio Mésoniat.
"In Ticino si usa ancora dire come una lettera alla Posta" esordisce Mésoniat, paragonando il pur non perfetto sistema postale del nostro Paese a quello delle casse malati.
"Non è che non ci siano lacune, disagi, a volte lungaggini e disfunzioni nel nostro sistema postale, ma quando dovessimo guardarci attorno e stilare un confronto... ci terremmo stretto il nostro Gigante giallo. Qualcosa del genere penso che la maggioranza degli svizzeri e, con una certa sorpresa, dei ticinesi, abbia avuto in testa mentre riempiva la scheda di voto."
Mésoniat ricorda che le casse malati hanno commesso tanti errori "che hanno danneggiato finanziariamente - guarda caso - proprio noi ticinesi. Ma il sistema sanitario svizzero, proprio questo sistema misto e non un altro, resta tra i migliori al mondo, per qualità e accessibilità alle cure."
E quindi, paragando il nostro sistema a quello dei Paesi vicini, "per la terza volta abbiamo detto no alla cassa unica, cioè alla rottura del giocattolo" commenta Mésoniat.
Il quale mette in luce ancora le rilevanti incognite che stavano dietro alla cassa unica. Concludendo: "Speriamo che in futuro le autorità politiche di vigilanza tengano gli occhi più aperti sui premi e sulle riserve delle assicurazioni."
La Regione
"Ora è meglio restare a casa" titola infine il quotidiano La Regione, il cui caporedattore Aldo Bertagni lancia una forte provocazione in merito a Expo 2015.
Dopo una lunga premessa sulla democrazia diretta, Bertagni sottolinea che il popolo non ha affatto votato sul credito da 3,5 milioni, bensì sulla partecipazione "tout court" a Expo 2015.
"Davvero il Ticino non può permettersi di spendere 3,5 milioni di franchi (su 3,2 miliardi di spese correnti) per partecipare all'esposizione universale milanese? A fronte, tanto per dire, dei circa 24 milioni spesi ogni anno per la manutenzione delle strade cantonali" si chiede Bertagni. "Se i ticinesi hanno votato sul credito e non sulla partecipazione tout court a Expo 2015, beh allora facciamo davvero fatica a comprenderne i motivi."
"Ma è senz'altro un nostro limite" prosegue il caporedattore de La Regione, ricordando che "questi soldi sarebbero stati spesi nel padiglione svizzero oppure direttamente "in casa", ossia su suolo ticinese.
Bertagni propone quindi due considerazioni: la prima è che "troppo spesso, negli ultimi anni, il voto popolare si è trasformato in un giudizio politico a tutto tondo, generale se non generico. È sempre più espressione di malessere e, magari, di paura o semplicemente il rifiuto di cambiare. È una semplice constatazione che deve far riflettere che ha a cuore gli strumenti della democrazia diretta."
La seconda considerazione riguarda la partecipazione a Expo 2015: "se i ticinesi hanno detto no all'esposizione universale (e non solo al credito specifico), il Canton Ticino, inteso come Stato, non ci deve andare. Accordi presi o meno. Perché non è con la forma che si salva la politica. (...) Sarà un danno per l'immagine e l'economia? Pazienza, il sovrano viene prima di tutto. Che poi ci vadano, a Expo 2015, Lugano e Locarno perché firmatarie di protocolli specifici, è un'altra cosa. Che ci vada la Città più importante del Cantone e governata dalla Lega, è certo cosa bizzarra. Fra l'altro, a scanso di equivoci, anche i luganesi hanno detto no. Marco Borradori e leghisti tutti faranno finta di nulla?"
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