
“Il mio è stato un linciaggio politico chiaro e tondo”. Non usa mezzi termini Daniele Pronzini, l’ex funzionario della logistica finito sotto inchiesta tre mesi fa in relazione alla sua attività privata. Oggi l’inchiesta si appresta a vivere le battute finali. Il termine per chiedere complementi istruttori scade questa sera. Ora si attende unicamente la firma del decreto d’accusa da parte della procuratrice pubblica Fiorenza Bergomi, titolare dell’inchiesta. Nei confronti di Pronzini la Magistratura ipotizza i reati di falsità in documenti e conseguimento fraudolento di una falsa attestazione. Il grosso delle accuse, insomma, è caduto. Reati finanziari non ce ne sono. E soprattutto non riguardano – precisa oggi Pronzini – la sua attività di funzionario pubblico in seno alla logistica, ma quella di proprietario della Kristal, la società da lui costituita nel gennaio del 2010 e della quale era proprietario. Quanto basta, insomma per non impugnare – salvo colpi di scena - il decreto d’accusa. "Sicuramente mi sento una vittima" ha affermato ai microfoni di TeleTicino. "Quale sarà il mio futuro con questa nomea che mi porto dietro? Io vorrei che il mio nome, che è stato riabilitato dalla procuratrice per quanto riguarda i reati finanziari, fosse riabilitato anche dalla politica."Se dal profilo penale la vicenda è in dirittura d’arrivo, la storia professionale di Pronzini è tutt’altro che risolta. La procedura di licenziamento avviata dal Cantone – dopo l’apertura dell’inchiesta - è ferma alla fase conciliativa. Certo è che ora i termini della questione potrebbero decisamente cambiare. Ridimensionate le accuse, le richieste di un eventuale indennizzo da parte del ex funzionario potrebbero lievitare. Anche se lui lasica aperte tutte le possibilità. Anche quella di un eventuale reinserimento. "Mi auguro che si possa sedere nuovamente attorno a un tavolo per concludere questa storia nel miglior modo possibile" ha detto Pronzini.E poi c’è la politica, con il caso Chit. Come mai a suo tempo Pronzini è stato sospeso? Lui dice di averlo raccontato in lungo e in largo alla commissione parlamentare d’inchiesta. Ora da questa si attende una spiegazione pubblica. "Alla commissione ho spiegato perché sono stato accostato al caso Chit. Ora, mi auguro che la professionalità di Caimi e colleghi li spinga a dare queste informazioni al Gran Consiglio nel loro rapporto."fp
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